Voucher lavorativi e crisi

(Genova)ore 23:47:00 del 20/03/2017 - Categoria: , Lavoro, Politica

Voucher lavorativi e crisi

Al centro di tutto, naturalmente, il fatto che le consultazioni che intendono abrogare leggi o parti di legge hanno bisogno del quorum di partecipazione al 50 per cento.

E così togliamo i voucher e facciamo passare questa come una grande vittoria popolare!
Il resto delle porcate del jobact e tutti gli arretramenti dei diritti del lavoro sono così definitivamente sdoganati e non se ne riparlerà mai più; si evita così in modo astuto di far esprimere gli italiani sull'argomento!
Sinistra clownesca e venduta!

I voucher sono una porcheria e non serve certo spendere un referendum per capirlo. Perché i sindacati non si occupano dei problemi un po’ più evidenti dei lavoratori es; pensioni, diritti, sanità, tasse ….

Un altro referendum, un altro miliardo da utilizzare. In un momento come questo, in cui Padoan è alla ricerca di 3,4mld da recuperare per tenere in riga i conti, noi spendiamo un miliardo per un ennesimo referendum che non raggiungerà neanche il quorum. Allora mi chiedo con rammarico: ma a che cavolo serve il parlamento se spesse volte il popolo è chiamato a decidere in sua vece? Dal 1973 ad oggi si sono tenuti una settantina di referendum, pari ad una media di 1,6 consultazioni all'anno

referendum sull’abolizione dei voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti, promossi dalla Cgil e dichiarati ammissibili dalla Consulta, si terranno domenica 28 maggio. Lo ha deciso martedì mattina il consiglio dei ministri, dopo che nelle scorse settimane il sindacato aveva chiesto al governo di stabilire al più presto la data. Sarà il 73esimo referendum nella storia della Repubblica, il 68esimo abrogativo. L’ultima consultazione – di tipo costituzionale – era stata quella sulle riforme costituzionali del 4 dicembre. Ma la fissazione della data dei referendum che modificano in pratica il Jobs Act fa partire il dibattito sull’eventualità dell’election day con le Amministrative di primavera che coinvolgeranno oltre mille Comuni. Un’opzione che, per esempio, il governo Renzi aveva scartato per il referendum abrogativo sulle trivelle del maggio 2016. Al centro di tutto, naturalmente, il fatto che le consultazioni che intendono abrogare leggi o parti di legge hanno bisogno del quorum di partecipazione al 50 per cento. La finestra delle elezioni amministrative va dal 15 aprile al 15 giugno: al voto – tra le altre città – andranno GenovaPadovaPalermoParmaTaranto e Verona.

Inserzionista Luca

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