Tropico 6: cosa conoscere

(Genova)ore 16:23:00 del 04/04/2019 - Categoria: , Videogames

Tropico 6: cosa conoscere

La “rottura” della mappa evita però saggiamente quei fastidiosi e continui accorgimenti infrastrutturali causati da ponti monchi, strade che finiscono nel nulla e casse svuotate dalla creazione e immediata cancellazione di vie di comunicazione: qui basta

 

Questo nuovo capitolo si innesta all’interno della serie come una sorta di continuum rispetto al passato, non recide le sue origini e il cuore dell’esperienza resta quel mix fatto di city building, gestione economica e perfetto doppiogiochismo per sfruttare tutti i sostegni politici esteri ed interni. Ciò non significa però che non ci siano state delle innovazioni e dei passi in avanti verso delle nuove e sempre più stravaganti forme per controllare e dirigere la propria isola tropicale dei sogni. Anzi, qui occorrerebbe dire arcipelago dei sogni.

Il map design è sicuramente il vero punto di rottura e, a differenza di un unico insediamento da sviluppare all’interno di un territorio uniforme, qui gli aspiranti despoti dovranno convivere con aree decisamente più frastagliate e ricche di risorse e sfide. Non si tratta solo di una mera frammentazione, ma di un level design completamente inedito e che richiede numerosi accorgimenti da dover adottare per creare un sistema produttivo e commerciale capace di generare profitti. Le mappe godono ora di una decisa verticalità dove, nei periodi più avanzati, trovano spazio teleferiche e tunnel che scavano direttamente attraverso i monti, evitando così quei fastidiosi comparti stagni che spezzano il territorio in tante piccole aree semi-indipendenti.

Qui la parola d’ordine è sinergia. Per fare del cioccolato servono zucchero e cacao, ma non tutte le isole garantiscono la stessa fertilità a queste due materie prime. Ecco che bisogna cercare le zone adatte sparse su tutto l’arcipelago, per poi dirottare tutte le risorse tramite navi e camion in un punto nevralgico rappresentato dalla fabbrica stessa. Una volta ottenuto il bene ci si deve dirigere al porto, aspettare un cargo e quindi incassare gli introiti dello scambio commerciale. Prendete questa operazione, estendentela ed espandetela a più sistemi di produzione ed avrete in sostanza Tropico 6.

Un popolo felice per una grande dittatura

La “rottura” della mappa evita però saggiamente quei fastidiosi e continui accorgimenti infrastrutturali causati da ponti monchi, strade che finiscono nel nulla e casse svuotate dalla creazione e immediata cancellazione di vie di comunicazione: qui basta tirare una lingua d’asfalto e, passando sopra uno specchio d’acqua, automaticamente quest’ultima si trasforma in un ponte, per poi tornare al suolo appena si tocca terraferma.

Le facilitazioni urbanistiche sono numerose, con tanto di griglie per posizionare al meglio case, fabbriche e le altre costruzioni, ma non sono sufficienti a rendere le città dei luoghi utopici e perfettamente ordinati: pur nella buona varietà di edifici e strutture, Tropico 6 non primeggia per il colpo d’occhio fornito e non è circondato da quell’effetto diorama tipico ad esempio di Cities: Skyline. Non mancano inoltre sgraziate compenetrazioni poligonali, con navi che attraversano come dei fantasmi i porti, e altre stranezze come abitanti che avanzano per le vie facendo il moonwalk.

Come i suoi predecessori, anche Tropico 6 nasconde un’inaspettata profondità e articolazione se si scava sotto le freddure e i motti propagandistici ripetuti di frequente alla radio, con una componente economico-gestionale che si sviluppa su più strati e in cui occorre sempre saper trovare la chiave di lettura esatta per mettere al loro posto tutte le variabili che compongono una lunga catena causa-effetto.

Quale è la base per una solida dittatura? Una florida economia e un popolo felice e con la pancia piena, senza badare a sottigliezze o alla propria morale. Le tasche dei cittadini di Tropico sono però spesso vuote ed ecco perché il commercio è l’unico vero modo per avere entrate costanti nelle casse dello stato, con le esportazioni che rappresentano la maggiore fonte di introiti. A queste si aggiungono poi delle soluzioni meno eleganti, come i raid che partono dal covo dei pirati e che ritornano carichi di bottini di ogni genere, dal mais al cacao, dall’acciaio all’oro, ma può capitare che qualche spedizione riporti verso l’isola alcune delle meraviglie sparse per il mondo, edifici speciali – e new entry – che aumentano l’attrattività turistica dell’isola. Chi è meno affidabile e pulito di un marinaio con uncino e occhio sulla benda? Un broker impomatato e nuovo attore nell’atollo caraibico, il solito tizio senza scrupoli che, oltre a fornire obiettivi e missioni al limite della legalità, dà anche un rapido accesso ad una serie di facilitazioni e modi per far valere il proprio conto svizzero.

Tropico 6 non ha una campagna vera e propria come Tropico 4 e 5, ma una serie di scenari narrativi simili a quelli visti in Tropico 3. In totale ce ne sono quindici e, detto in parole povere, complessivamente mettono in scena i problemi legati allo sviluppo della nostra dittatura in diverse epoche e in vari contesti socio politici. Tra le quindici missioni ce ne sono alcune più incentrate sullo sviluppo economico, mentre altre porteranno alle estreme conseguenze i sistemi di controllo e repressione della popolazione previsti dal gioco.

Ci sono anche missioni più incentrate sulle relazioni internazionali e altre in cui emergono temi più moderni come la libertà sessuale o quella di espressione. Ovviamente il tutto viene espresso con quell'ironia che da sempre caratterizza la serie Tropico e che in un certo senso ne rappresenta la firma. In fondo in quale altro gioco è possibile contemporaneamente truccare le elezioni, mandare i militari a caccia di dissidenti e dichiararsi contemporaneamente amici della democrazia? Tropico 6 è dotato di una serie di strumenti che consentono di raccontare un'ampia gamma di sviluppi possibili della nostra piccola dittatura, senza appesantire mai il gameplay e, anzi, rendendolo interessante in ogni possibile modo. Difficile calcolare quante ore può portare via concludere tutte le missioni, visto che il tipo di gioco non solo consente di giocarle più volte affrontandole in modo diverso, ma anche perché una volta esauriti gli obiettivi di scenario è possibile continuare a giocare come se ci si trovasse nella modalità sandbox. Quest'ultima poi aumenta la longevità a dismisura, visto che consente di giocare a degli scenari liberi personalizzabili per difficoltà, ampiezza, disponibilità economiche e aggressività delle fazioni. In termini di contenuti veri e propri, Tropico 6 offre una buona quantità di edifici, di editti da sviluppare e di obiettivi da raggiungere, nonché una grande varietà di possibili sviluppi economici, che vanno dall'industrializzazione selvaggia a un ecologismo spinto.



Di questi tempi, purtroppo, è difficile non fare confronti con i capitoli precedenti che, DLC dopo DLC, solitamente straripano di contenuti. Tropico 6, da questo punto di vista rappresenta un'ottima base di partenza, già comunque perfettamente godibile. Ovviamente chi viene dai Tropico precedenti deve accettare che debba ancora crescere un po'. Comunque sia, considerando la durata delle missioni (più di cinque ore l'una per quelle avanzate) e considerando le possibilità offerte dalla modalità sandbox, è facile ipotizzare che i giocatori più appassionati possano tirare fuori da Tropico 6 decine e decine di ore di gioco.

 

Inserzionista Gerardo

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