Toy Story 4: vale la pena andarlo a vedere?

(Cagliari)ore 16:13:00 del 09/07/2019 - Categoria: , Cinema

Toy Story 4: vale la pena andarlo a vedere?

No, il palcoscenico è tutto per lo sceriffo di pezza, anche se ogni tanto glielo ruba l'ottimo Forky, un personaggio di cui è difficile non innamorarsi nel giro di pochi minuti, grazie anche alla buffa voce italiana di Luca Laurenti.

 

RECENSIONE TOY STORY 4 - Sono passati ben 24 anni dall’uscita del primo capitolo di Toy Story, eppure tutti ricordiamo le parole di questa straordinaria canzone firmata da Riccardo Cocciante nel 1995 ed entrata ormai nell’immaginario collettivo. Adesso Woody, Buzz e il resto della banda sono pronti a tornare al cinema con una nuova e divertente avventura che li porterà a fare un viaggio on the road tra vecchie conoscenze e nuovi esilaranti personaggi. Arriva infatti in tutte le sale cinematografiche italiane “Toy Story 4″ che porta ancora una volta la firma della Pixar e della Disney. La pellicola è stata diretta da Josh Cooley, che quando uscì il primo film del franchise era solo un adolescente e ha ammesso di aver avuto un approccio da fan al film.

RECENSIONE TOY STORY 4 - Il nuovo capitolo della saga vede il ritorno, nella versione italiana, delle storiche voci di Massimo Dapporto, nei panni dello Space Ranger Buzz Lightyear, e Riccardo Cocciante ancora una volta splendido interprete dello storico brano “Hai un Amico in Me” e dell’inedito “Non Permetto”. Toy Story 4 è anche il primo film senza il nostro amato Fabrizio Frizzi, che nelle precedenti pellicole aveva prestato la sua voce a Woody. Dopo la prematura scomparsa del conduttore, ad interpretare lo sceriffo cowboy troviamo Angelo Maggi, già doppiatore di Tom Hanks, voce originale di Woody.

RECENSIONE TOY STORY 4 - Certamente più dinamico nella scelta delle location, ormai pressoché fotorealistiche, e nel canovaccio in sé e per sé, Toy Story 4 mette in scena una lunga serie di peripezie che scuotono continuamente lo status quo della nostra famiglia di giocattoli preferita. Purtroppo il regista Josh Cooleypunta i riflettori quasi soltanto su Woody e il suo dramma esistenziale, sacrificando tutti i comprimari che abbiamo imparato ad amare negli anni e che si ritagliano solo qualche piccolo spazio soprattutto verso la fine del film. In questo senso, persino la sottotrama di Buzz Lightyear manca di una certa convinzione: l'eroe spaziale, doppiato come sempre da Massimo Dapporto, segue Woody nella sua crociata, ma sembra aver perso la determinazione e la sfacciataggine che lo caratterizzavano nei film precedenti. No, il palcoscenico è tutto per lo sceriffo di pezza, anche se ogni tanto glielo ruba l'ottimo Forky, un personaggio di cui è difficile non innamorarsi nel giro di pochi minuti, grazie anche alla buffa voce italiana di Luca Laurenti.

La disperata odissea di Woody, che cerca a tutti i costi di aiutare una bambina che chiaramente non lo vuole più, riflette chiaramente il dramma tutto interiore dei genitori che vedono i figli crescere e abbandonare il nido, mentre loro invecchiano e realizzano non tanto di non avere più uno scopo, quanto di doverlo trovare per continuare a vivere. È una di quelle metaforeche solo gli adulti comprenderanno, mentre i bambini resteranno incantati dalla simpatia dei personaggi e dalla coloratissima e straordinaria computer grafica che Pixar continua a perfezionare di lungometraggio in lungometraggio. Persino l'antagonista di turno non è poi neppure un vero antagonista, ma soltanto un altro giocattolo vittima della dura realtà che è la vita, in un modo se possibile ancora più tragico di quanto accaduto a Lotso in Toy Story 3.

Il cast di contorno generalmente funziona, ma se i folli Ducky e Bunny divertono parecchio con le loro gag, ci è sembrato invece molto meno convincente il motociclista Duke Caboom, doppiato nell'edizione originale da Keanu Reeves e in Italia dal bravo Corrado Guzzanti. Oltre a comparire per poco tempo, Duke ha un ruolo marginale che spreca i suoi doppiatori, e non ha il carisma esilarante del Ken visto in Toy Story 3. Chiude il cerchio Bo Beep, l'effervescente girl power della situazione che in un certo senso rovescia i ruoli tradizionali assegnati nelle classiche love story. L'intreccio riunisce e divide tutti questi personaggi in modo intelligente: se da una parte dispiace vedere poco Jessie, Rex e tutti gli altri, dall'altra è giusto concedere maggior spazio a un cast inedito. Peccato solo per la colonna sonora di Randy Newman, meno incisiva rispetto ai lungometraggi precedenti e caratterizzata da un'unica canzone, peraltro piuttosto banale, cantata da Riccardo Cocciante in italiano.

 

Inserzionista Gregorio

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