Toninelli, lo sconfitto della Tav: si dimetta!

(Roma)ore 23:22:00 del 28/07/2019 - Categoria: , Politica

Toninelli, lo sconfitto della Tav: si dimetta!

È un fulmine a ciel sereno, quello che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lanciato sull’universo M5S con il sì alla Tav, motivato con il fatto che il no costerebbe di più.

QUESTIONE TAV, TONINELLI ESCE SCONFITTO DALLA VICENDA - La Tav si farà perché “in gioco ci sono molti soldi degli italiani e non realizzarla costerà più che realizzarla”. Giuseppe Conte alle otto di sera si materializza in diretta Facebook, al termine di una giornata durante la quale si sono rincorse molte voci, anche di dimissioni di Danilo Toninelli. Il quale alla fine accetta la linea del governo, resta ministro dei Trasporti aggrappandosi ai 3 miliardi, citati dal presidente del Consiglio, che si risparmiano grazie all’incremento dei fondi comunitari. Quindi, secondo fonti del Mit, “l’analisi costi-benefici è stata ribaltata, con un risparmio di risorse per altre opere realmente prioritarie”. Quanto basta per tenere in piedi il governo, scongiurarne la caduta nonostante anni e anni di battaglie grilline No-Tav.

QUESTIONE TAV, TONINELLI ESCE SCONFITTO DALLA VICENDA - Ormai il tempo rimanente è poco. Venerdì l’Italia dovrà inviare all’Inea, l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti della Commissione Europea, la missiva decisiva sul futuro della Tav. E nel giorno cui la legge sull’Autonomia è stata per adesso congelata, la Lega ha preteso dal presidente del Consiglio una presa di posizione forte e chiara sull’Alta velocità. E infatti eccola: “Non potremo bloccare l’opera”. L’esultanza di Matteo Salvini è immediata.

Quella dei 5Stelle decisamente non c’è. “Noi restiamo No-Tav. Chiederemo il voto del Parlamento e vedremo chi è a favore di un progetto vecchio di 30 anni e chi invece sceglierà di avere coraggio”, scrivono i capigruppo M5S Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva consapevoli che i numeri per bloccare l’opera non ci sono. Sulla stessa linea poco dopo è Luigi Di Maio: “Non abbiamo paura a rimanere soli”. Viene fuori dunque un gioco politico che ha come tentitavo quello di salvare la faccia di fronte agli attivisti storici, dal momento che, in un nome della ragion di governo, alla fine andrà bene anche la realizzazione della Tav.

Toninelli, classe 1974, nato a Soresina (Cremona) è titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti per conto del Movimento 5 Stelle, di cui è parlamentare al secondo e quindi, secondo le regole pentastellate, ultimo mandato. Laureato in giurisprudenza nel 1999, fino al 2002 è stato ufficiale di complemento nei Carabinieri.

Fiero avversario dell'Italicum, si ricorda che a ottobre 2013, pochi mesi dopo essere entrato in Parlamento, depositò come primo firmatario la proposta di legge elettorale grillina, il cosiddetto “Democratellum”, poi in parte rivisto: un proporzionale fortemente corretto, con le preferenze, in cui sono vietate le candidature plurime ed è previsto un doppio sbarramento 

Da Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del Governo Conte, pur condividendo la stretta sulle navi delle ONG, messa in atto con il Ministro dell'Interno Matteo Salvini per ridurre i flussi migratori dal Nord Africa, ha cercato di tenere un profilo più defilato rispetto all’hashtag #chiudiamoiporti, rilanciato dal titolare del Viminale, sapendo bene che chiudere i porti non si può, alla luce del diritto internazionale.

Il 13 dicembre 2018 ha approvato la prosecuzione della realizzazione del cosiddetto Terzo valico, al termine della valutazione costi benefici avviata dal suo ministero. Da Ministro si è trovato anche ad affrontare il crollo del “Ponte Morandi” di Genova (14 agosto 2018), che causò 43 morti, oltre 600 sfollati e gravi problemi infrastrutturali nel capoluogo ligure. A seguito di ciò, Toninelli annunciò l’intenzione di revocare la concessione autostradale ad Autostrade per l'Italia, richiedendone anche le dimissioni dei vertici.

Considerato un gaffeur seriale, si ricorda quando in Aula esultò per l'approvazione del decreto Genova alzando un pugno al cielo. Pioggia di critiche. Lui, un poco sorpreso, prova a rintuzzare gli attacchi: «L'esultanza? Ne sono orgoglioso, gli altri esultavano per i favori alle lobby». Il capolavoro resta, però, la gaffe sul Brennero. «Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero?» disse il ministro, ignorando però che l'opera ancora non esiste. «Era chiaro che si riferiva al valico del Brennero.

 

Toninelli sarebbe diventato un problema non solo per la Lega, ma per lo stesso M5S. Luigi Di Maio vivrebbe le performance del suo ministro come un problema sempre meno gestibile («Cosa ha combinato stavolta?»). Sarà anche per questo che quando si parla di “rimpasto” di governo la prima casella a cui si guarda è stata in queste ultime settimane proprio quella delle Infrastutture e dei Trasporti.

Inserzionista Carmine

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