To Leave: cosa sapere

(Bari)ore 17:42:00 del 26/10/2018 - Categoria: , Videogames

To Leave: cosa sapere

Tutto l’intreccio artistico di To Leave è sicuramente caratterizzato da un’impalcatura decisamente disturbante e onirica, che ci troveremo a vivere volando aggrappati a una porta. L’intro iniziale ci comunica subito di non giocare in caso fossimo affetti

To Leave vi avvertirà sin dall’inizio: l’opera prima di Freaky Creations tratta di temi esistenziali che includono la depressione, l’alienazione sociale e il suicidio. E prosegue affermando “Se siete in pericolo, questo gioco da solo non vi aiuterà. Se ne avete bisogno, chiedete aiuto. Fatelo adesso“.

Si capisce insomma sin da subito verso quale direzione lo studio di sviluppo di Guayaquil, Ecuador, vuole andare, e d’altra parte è un intento già dichiarato nel loro sito ufficiale: “Tutti i nostri giochi vorranno esplorare determinate aree della condizione umana, offrendo qualcosa che nell’industria non è presente; temi come la solitudine, la dipendenza, l’egotismo, la psicopatia, le ossessioni, manie di varia natura e molto altro ancora“.

Viaggi mentali

L’impatto con To Leave è da subito straniante: attraverso un particolare e pregevole filmato realizzato con illustrazioni a mano, veniamo a conoscenza di Harm, un giovane ragazzo chiaramente in piena crisi depressiva. Lo si intuisce dalla sua attitudine, dalla sua routine, da ciò che subito dopo farà a se stesso: cucina uno strano intruglio che potrebbe avvelenarlo e ucciderlo, ma ad Harm questo non importa.

Non gl’importa più di niente. La morte, talvolta, può essere l’unica via d’uscita.
Eppure ha una porta in camera, Harm; una porta magica in grado di volare, di andare via; è qualcosa a cui può – letteralmente – aggrapparsi per peregrinare lungo luoghi di fantasia e, forse, trovare davvero una via d’uscita da quella vita sempre uguale, opprimente, insensata.

Il fulcro di tutto è il ripristino di un portale chiamato Origin Gate e, per farlo, dovremo attivare otto templi diversi. Questi templi saranno a tutti gli effetti i livelli di gioco, con difficoltà crescente. Alla fine di un livello torneremo nella nostra camera a preparare quello successivo. Sostanzialmente To Leave appartiene al filone dei platform bidimensionali, con qualche momento in visione isometrica. La difficoltà del titolo è davvero elevata, aggravata per altro dal fatto che non avremo tutto il tempo del mondo a disposizione, anzi. Mi spiego meglio: in basso a sinistra sullo schermo troviamo l’indicatore della potenza, o vibrance.

Questo contatore scenderà fino a zero e, una volta esaurito, rallenterà i nostri movimenti fino al punto da non permetterci di proseguire. Per rifornire la vibrance dovremo raccogliere i piccoli spiriti presenti in giro per i livelli. Qual’ora dovessimo (e credetemi, succederà) bloccarci in un punto, la vibrance calerà inesorabilmente fino a buttarci fuori dal livello e costringerci a ripeterlo da capo.

Questo fattore, unito alla difficoltà del titolo, crea parecchi momenti frustranti nell’esperienza di gioco. Per poterci assicurare un checkpoint, che comunque non varrà in caso di azzeramento della vibrance, dovremo atterrare sulle faccie quadrate sparse per i livelli. Quest’ultime servono anche come portale fra una porzione di livello e l’altra, con una mini mappa nel lato destro inferiore dello schermo a facilitarci l’orientamento.

I comandi di gioco si ridurranno al premere ripetutamente il tasto adibito al mantenimento della porta in volo perchè, e qui sta la difficoltà, non solo non dovremo urtare i “nemici” ma non dovremo proprio toccare nulla al di fuori delle faccie quadrate, pena il ritorno al checkpoint precedente (o al dover rifare tutto il livello, in caso di azzeramento della vibrance). Purtroppo la seconda parte del gioco è caratterizzata da una difficoltà estrema, dubito fortemente che tutti riusciranno a finirlo. In questi casi è legittimo porsi una domanda: quanto è giusiticabile questa difficoltà in un titolo simile? E ancora: quanto condizionerà le vendite? Non so darmi una risposta, ciò che posso affermare è che To Leave è il gioco più difficile che abbia mai provato fin’oggi.

Comparto artistico

L’aspetto estetico di To Leave è sicuramente degno di nota. Non mi riferisco a un’effettiva prodezza grafica che sicuramente non c’è ma, anzi, proprio alla direzione artistica del titolo. Ogni pixel mosso da To Leave vi comunicherà emozioni sempre diverse, con livelli che spesso hanno temi umorali differenti.

Dal punto di vista della fluidità nulla da segnalare, il gioco è decisamente leggero e qualsiasi computer è in grado di muoverlo, anche e sopratutto grazie alla realizzazione bidimensionale dell’avventura. L’unico momento 3D è legato all’intro iniziale. Il menu di selezione delle opzioni grafiche non è previsto e nemmeno serve: To Leave si occuperà semplicemente di adattare la risoluzione a quella del vostro monitor e sarete pronti a lanciarvi nel mondo onirico di Harm. Ricordiamo inoltre che il titolo è a tutti gli effetti un porting da PlayStation 4.

Dal punto di vista sonoro To Leave è davvero una piccola perla: le musiche di accompagnamento avranno il fondamentale ruolo di creare il climax adatto e non mancheranno mai l’obiettivo. Allo stesso modo, gli effetti sonori sono sempre sul pezzo, sempre di qualità e adatti al contesto. Una menzione speciale all’effetto audio degli spiriti più grandi, che ci faranno sentire quasi in colpa quando li recupereremo per rimpolpare la vibrance e assicurarci la progressione dell’avventura. Segnalo, infine, una manciata di mancati caricamenti che mi hanno costretto a riavviare il titolo.

Inserzionista Alberto

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