TFR, 34 miliardi SPARITI: i nostri soldi ESPROPRIATI

(Bologna)ore 08:44:00 del 18/07/2019 - Categoria: , Denunce, Economia

TFR, 34 miliardi SPARITI: i nostri soldi ESPROPRIATI

TFR ESPROPRIATO, 34 MILIARDI SPARITI - Tfr, il mistero si svela. O si fa più denso.

TFR ESPROPRIATO, 34 MILIARDI SPARITI - Tfr, il mistero si svela. O si fa più denso. I soldi ci sono ma non proprio, 35 miliardi finiti nelle casse dell’Inps ma di fatto sottratti ai lavoratori oltre che alle aziende. Il racconto si dipana sulle pagine del Fatto in modo un po’ contraddittorio. Un articolo del 10 giugno metteva il dito sulla piaga e non aveva mezzi termini: “34 miliardi spariti: il Tfr espropriatodallo Stato“.

Due settimane dopo, una indiretta replica di Beppe Scienza, sempre sul Fatto. Conferma che “Il Tfr in pancia all’Inps, non c’è” ma difende l’Inps e in pratica contraddice il suo stesso giornale: “Continuano gli attacchi (immotivati) all’Inps per convincere i dipendenti a trasferire il loro “tesoretto” in un fondo pensione”.
Tutto ebbe inizio, come ricorda Beppe Scienza, con una furbata del governo Prodia fine 2006. In realtà si trattò di una porcata, uno dei punti d’arrivo del compromesso storico fra Berlusconi e la sinistra. Berlusconi aveva mano libera sulla televisione, la sinistra sulla politica economica che infatti da 20 anni inchioda l’Italia. In prima linea i sindacati. 

TFR ESPROPRIATO, 34 MILIARDI SPARITI - A pagarne le conseguenze non sono state solo le imprese, come sottolinea con gioia Beppe Scienza, in linea col suo giornale, ma anche i lavoratori. E questo nessuno ama dirlo: una volta, col Tfr in azienda, se un lavoratore voleva comprare casa, o aveva importante spese mediche da sostenere, poteva chiedere un anticipo sulla liquidazione. In certi casi, con anzianità elevata, erano anche somme importanti che nella maggior parte delle occasioni venivano anticipate.

TFR ESPROPRIATO, 34 MILIARDI SPARITI - Il flusso medio al lordo delle prestazioni erogate, per intenderci, è di oltre 5 miliardi l’anno. Denaro che aveva dei precisi vincoli di investimento. Sia qualitativi che quantitativi. E i ministeri interessati, così come l’Inps sono già stati messi in guardia dalla Corte dei Conti che, in una dettagliata relazione del marzo 2011, aveva espresso severi giudizi e grandi timori sui rischi di un uso sconsiderato di queste grosse quantità di soldi, parlando tra il resto di prelievo forzoso” ai danni delle imprese private, di tassa occulta” e di rischio di squilibri per i conti dello Stato a carico delle generazioni future e a danno dei lavoratori veri proprietari dei soldi. Nelle intenzioni del legislatore, lo Stato avrebbe dovuto utilizzare i Tfr depositati per stimolare crescita e occupazione, finanziando infrastrutture attraverso fondi per favorire la crescita o aziende pubbliche come Anas e Ferrovie dello Stato, con precisi tetti di spesa per ogni voce. Ma cosa sia poi successo, non si sa. Nonostante la legge prevedesse anche l’obbligo, per il ministero del Tesoro e quello del Lavoro, di presentare al Parlamento una relazione dettagliata sulla consistenza e l’utilizzo del Fondo entro il 30 settembre di ogni anno. Gli ultimi ad affrontare la questione in modo analitico sono stati appunto i magistrati contabili, che nel 2011 hanno dedicato un’intera deliberazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato proprio all’utilizzo del Tfr depositato dalle imprese presso l’Inps.

L’alt dei giudici contabili: “È un prelievo forzoso”
“La Corte sottolinea il pericolo derivante dall’utilizzazione del fondo per mere finalità di provvista finanziaria: detta pratica potrebbe pregiudicare i futuri equilibri di bilancio e creare problemi di equità intergenerazionale a danno dei futuri contribuenti e percettori dei servizi”, si legge nel documento, che paventa “il concreto rischio di far ricadere sulle future generazioni il possibile sbilanciamento economico del sistema, che non potrà essere colmato, se non attraverso l’inasprimento delle aliquotecontributive o del prelievo fiscale”. L’anno prima, la magistratura contabile aveva rilevato come tra il 2007 e il 2009 il ministero dell’Interno avesse utilizzato il denaro raccolto per finanziare la spesa corrente, pagando con il Tfr dei lavoratori gli oneri di ammortamenti dei mutui per i comuni dissestati, la gratuità dei libri di testo e la spesa per i lavoratori socialmente utili dei Comuni di Napoli e Palermo e della Provincia di Napoli. Voci che “non corrispondevano alle finalità delle norme in tema di utilizzazione del Tfr”. Dall’incidente con il Viminale, poi chiuso, a questioni di rilevanza ancora maggiore, il passo è stato breve. Nella sua ricognizione la Corte dei Conti è infatti giunta presto al nocciolo: “L’Amministrazione statale non sta predisponendo alcun meccanismo di reintegrazione del fondo Tfr gestito dall’Inps, in relazione alle somme già prelevate per il triennio 2007-2009 e per quelle dell’anno in corso. Anzi, il contestato meccanismo risulta confermato almeno fino allo scadere del decennio dalla sua introduzione: a fronte delle somme ad oggi prelevate, pari a 15,86 miliardi di euro, sono previsti introiti di analoga natura fino a raggiungere, a tale scadenza, i 30 miliardi complessivi”.

Inserzionista Gregorio

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