Strange Brigade: provato

(Campobasso)ore 14:19:00 del 31/08/2018 - Categoria: , Videogames

Strange Brigade: provato

Il titolo del gioco è un nomen omen: ci troviamo ad assistere alle avventure della Stange Brigade, quattro avventurieri che sotto l’egida della corona d’Inghilterra attraversano per il mondo risolvendo crisi e misteri.

Ah, l’ “archeologia dell’avventura”. Esploratori rampanti sempre a metà tra gli storici e i tombaroli, luoghi esotici, antiche maledizioni, epoca delle ultime grandi esplorazioni (dall’Ottocento a salire). Un genere esploso al cinema con Indiana Jones e continuato nei videogiochi prima con Lara Croft e poi con Nathan Drake. Dopo molti anni passati sulla loro serie di punta Sniper Elite, i Rebellion Developments vogliono contribuire al genere con Strange Brigade, un action chiassoso dalle velleità cooperative per PS4, Xbox One e PC. Dopo la sua rivelazione all’ultimo E3, oggi vi diciamo se la loro incursione nel sarcofago del third-person shooter ha avuto buoni risultati.
L’Avventurosa Brigata contro le Abominevoli Aberrazioni Aberranti
Il titolo del gioco è un nomen omen: ci troviamo ad assistere alle avventure della Stange Brigade, quattro avventurieri che sotto l’egida della corona d’Inghilterra attraversano per il mondo risolvendo crisi e misteri. È composta dalla cacciatrice africana Nalangu Rushida, dall’ex-operaia di fabbrica Gracie Braithwaite, dal soldato Frank Fairburne e dal professor Archimedes de Quincey, giovane accademico prestato ai servizi segreti.
La loro nemesi è Seteki, regina non-morta che minaccia di conquistare il mondo risvegliando il suo esercito di zombi provenienti direttamente dall’Antico Egitto. La trama per far muovere il giocatore nelle nove missioni della campagna principale è effettivamente tutta qui, e dinanzi a cotanti stereotipi tutti insieme verrebbe quasi da dire di lasciar perdere la trama, ma fortunatamente Strange Brigade ha la qualità di non prendersi troppo sul serio. Un po’ sceneggiato, un po’ prosa radiofonica e un po’ “cartone del sabato mattina”, il pargolo di Rebellion presenta personaggi abbastanza sopra le righe e un narratore esterno che commenta ogni singola azione dentro e fuori dalle cutscene. Lo stesso stile dei dialoghi è volutamente caricato, infarcito com’è di aggettivi, allitterazioni e commenti velleitari. Ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi a una simile impostazione, ma vi diciamo che potrebbe valere la pena spegnere il cervello e godersi il viaggio.
Se la campagna principale presenta una trama che è volutamente niente di eccezionale, l’attrattiva principale del gioco è ovviamente il suo gameplay, che si configura come un action di massa con enigmi ambientali e collezionabili da raccogliere. All’inizio di ogni missione il giocatore prende il controllo di un membro della brigata e lo guida per il livello scelto, approfittando dei suoi punti di forza e delle abilità sia tecnologiche (armamenti) che magiche. Ogni componente della brigata reca con sé un amuleto che si carica con le anime dei nemici sconfitti, e che una volta pieno permette di scatenare un’abilità unica. Per quanto concerne le armi da fuoco, ciascun giocatore porta con sé solo due armi e un tipo di ordigno da lancio. Se le normali bocche da fuoco consumeranno munizioni (che non saranno mai un problema), l’arma da lancio avrà bisogno di un breve periodo di ricarica prima di poter fare un nuovo lancio. Qualora gli avversari si avvicinino troppo verrà in aiuto la possibilità di schivare o di colpire a mani nude, mossa la cui potenza e tipologia varia a seconda del personaggio scelto.
I nemici saranno invece non-morti, che inesorabili si accalcheranno contro di noi e andranno sfoltiti a suon di proiettili. Non esiste un sistema di coperture, cosa costringe il giocatore a mantenere un atteggiamento perennemente aggressivo e in movimento. La varietà dei nemici è più che buona: oltre ai soliti zombi claudicanti ve ne sono anche di più specializzati, da quelli corazzati alle testuggini, fino agli “assassini” e agli sputafuoco. Tale varietà, unita alla carnale sensazione dei colpi sparati, rende l’incedere molto pastoso per quanto a volte vittima di una confusione preponderante.

Lo stile grafico non è da meno, e riporta alla mente vecchie dispositive e avventure grafiche. Nel gruppo assemblato per la nostra partita trovava posto la selvaggia, l'esploratore, la lavoratrice e il militare, tutti in chiave coloniale anni ‘30, che poi -come dicevamo- è il motivo stilistico portante di tutta la produzione. Ad aprire la sessione un breve puzzle che può servire anche a spazzare via la prima grossa ondata di mummie fameliche; ma attenti a direzionare quel fascio di luce che successivamente servirà anche ad aprire la strada per proseguire: rischiate di ferite i vostri amici!

Non è soltanto uno sparare senza sosta e senza cervello: Strange Brigade ti tiene sveglio anche senza essere particolarmente complesso. Tecnicamente non è certo miracoloso, rimane un gioco relativamente piccolo, ma è costruito con gusto e per questo regge splendidamente bene. Nonostante sia un gioco dedito alla coop, potrà contare su una vera e propria campagna di cui però ignoriamo la lunghezza e la varietà. Stranger Brigade ha ancora tantissimo da dimostrare, ma le fondamenta sembrano estremamente solide, e pensate anche per accogliere eventuali DLC. Alla fine di ogni livello i tesori raccolti saranno salvati sul profilo di ciascun giocatore arrivato alla fine del viaggio, con cui l'utente poi potrà acquistare nuovi oggetti cosmetici e, cosi almeno promettono in Rebellion, qualche altra gradita sorpresa che è meglio per il momento non svelare. Ma i soldi potranno anche essere utilizzati durante una partita, per acquistare munizioni per esempio, o per cambiare arma nel bel mezzo di un livello.

Inserzionista Gregorio

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