Recensione ufficiale Warriors All Stars

(Firenze)ore 22:26:00 del 09/09/2017 - Categoria: , Videogames

Recensione ufficiale Warriors All Stars

Partiamo dalla cosa più difficile quando si tratta di crossover: la trama.

Le star dei musou di Koei Tecmo, ma non solo, riunite un cast davvero senza precedenti si danno battaglia in una storia inedita. Detta così può sicuramente sembrare un minestrone, e in parte lo è, ma in questo Omega Force è stata particolarmente abile nel scegliere, miscelare e dosare gli ingredienti. A parte sul fronte della storia, che senza spoilerare nulla ai fan più accaniti dei franchise di Koei Tecmo non è nulla di così importante ai fini del gioco quanto un pretesto per riunire tutti questi storici personaggi in un unico, ricchissimo roster. Vero, ci sono finali alternativi e tanti easter egg nascosti per i più famelici tra i collezionisti di memorabilia in game, ma a conti fatti tutta la pratica relativa alla main quest di Warriors All Stars porterà via al massimo una dozzina di ore e presenterà una trama banale e abbastanza noiosetta. Giusto per darvi una idea generale: i nostri eroi, in quanto esseri dotati di grandi poteri e doti combattive uniche, vengono a loro insaputa trascinati in un mondo sull’orlo del caos nel quale si sta svolgendo una guerra per stabilire la successione al trono. Divisi tra le varie fazioni impegnate nel conflitto, questi paladini finiranno per scontrarsi tra loro cercando di assicurare il successo alla propria coalizione. Ci troveremo quindi nella condizione di essere, ad esempio, impegnati a prendere a sberle Ryu Hayabusa (Ninja Gaiden, se mai necessitaste un veloce reminder) mentre vestiamo i panni di Oda Nobunyaga (per chi non conoscesse il personaggio, un Demone dalle sembianze di gatto-samuraidal gioco Samurai Cats). Ed è proprio qui che si palesa la sagacia degli sviluppatori, che potendo contare su un serbatoio di personaggi dalle molteplici caratteristiche hanno sapientemente allineato i vari combattenti a seconda delle loro peculiarità. Prendendo ad esempio il già citato Ryu Hayabusa, non è troppo strano vederlo schierato con William, il protagonista di Nioh. Questo aspetto del gioco, insieme alla sua rigiocabilità, è uno dei punti di forza del titolo; Omega Force ha riunito gli eroi in diversi gruppi cercando di creare le migliori combinazioni, ragionando specialmente sul background e sulla mentalità di ogni personaggio.

Partiamo dalla cosa più difficile quando si tratta di crossover: la trama. Legare in un modo decente universi narrativi e personaggi così lontani tra di loro è sempre difficile. La soluzione è stata la più ovvia: l’universo parallelo. In questa terra in cui gli umani hanno tratti felini e canini, le sorti del mondo sono rette dalla magica Sorgente della vita. Legata alla persona fisica del monarca, quando quest’ultimo improvvisamente muore si accende la lotta alla successione tra Tamaki, Shiki e Setsuna. Sarà proprio Tamaki, a fronte del decadimento della Sorgente e della terra tutta, a richiamare degli Eroi da un altro mondo perché li aiutino a evitare l’apocalisse. La cosa riesce solo a metà: i guerrieri vengono sparpagliati nel continente, finendo con l’avvantaggiare anche gli altri due pretendenti.
Per quanto non memorabile, in realtà la trama non ha niente di oggettivamente difettoso. Sicuramente meno pretestuosa dei viaggi del tempo di Warriors Orochi, inscena una classica lotta per il trono. Ciascun pretendente verrà appoggiato da eroi differenti, cosa che rende necessaria più di una campagna per avere un quadro completo. Allo stesso modo il plot propone anche variazioni nell’intreccio. Ciò si traduce in finali differenti a seconda delle scelte effettuate, degli eroi reclutati o della battaglia combattuta. Ciò che potrebbe lasciare perplessi è il tono della narrativa: la serietà dell’argomento viene smorzata dalla messa in scena lussureggiante e dall’estetica felina dei personaggi originali. Il tono è molto “anime giapponese”, quindi altalenante tra serio e faceto. Ed è quasi probante di questo la presenza di molte battaglie in cui si cerca di dare più profondità ai legami interpersonali tra gli Eroi. Inevitabile che in questo amalgama qualunque tono epico perda il suo impatto.
Il continente e la sorgente
La struttura del gioco è più profonda della media del genere. Le battaglie sono infatti distribuite in una mappa di generose proporzioni. Ciascuna di esse appartiene a categorie ben precise: quelle con l’icona del cristallo mandano avanti la trama principale, le fortezze sbloccano nuove porzioni di mappa e quelle con il ritratto servono a reclutare nuovi eroi. Non mancano poi le battaglie temporanee, il cui segnalino compare casualmente e spesso garantiscono materiali addizionali. Il design del gioco infatti ruota attorno alla personalizzazione degli eroi: ciascuno ha infatti le sue uniche Hero Cards, carte che vanno equipaggiate e garantiscono bonus e potenziamenti delle caratteristiche,modificabili con i materiali di cui sopra.

Più accessibile del sistema a due armi, la sua importanza cresce esponenzialmente con la difficoltà a cui si gioca la campagna. La progressione quindi diviene molto discrezionale, ma allo stesso tempo assai altalenante: si può concludere una campagna in relativamente poco tempo.
Le battaglie invece vivono di alti e bassi. Molto più impostate sulla conquista dei punti strategici, si velocizzano nella progressione. Per intraprenderle, al giocatore è richiesto scegliere un gruppo di cinque personaggi: il Leader sarà quello direttamente controllato, mentre gli altri saranno di supporto. Oltre a lottare a loro volta nello scontro, saranno anche richiamabili tramite la croce digitale o impiegabili in mosse collettive. Ma anche senza di loro, non si può dire che il potenziale distruttivo del giocatore sia poco: Warriors All-Stars è il mosou che forse più di tutti lo esalta. Con pochi sforzi gli permette di aprire letteralmente in due gli eserciti avversari, facendo crescere il contatore degli sconfitti spesso e volentieri sopra il migliaio. Se il farmingnon si può mai aggirare del tutto, il grinding viene invece eliminato introducendo un’arena per la pratica, in cui far salire di livello i personaggi pagando un congruo prezzo (che non sarà mai un grosso problema). Tutte le strutture di supporto saranno infatti concentrate alla Sorgente, che fungerà da hub anche per migliorare i legami tra gli eroi e attivare vari dialoghi; per quanto invece sia ovvia l’esaltazione di trasformare il personaggio Tecmo-Koei preferito in un one-man army, c’è anche la sensazione che tutto questo sia fin troppo facile e ripetitivo.
30 studiati fanno più di 120 “solo” curati
E non si può negare che buona parte dell’attrattiva del gioco sta nel vedere personaggi particolarmente amati gettati nel mosou. Se Ayane e Ryu Hayabusa li avevamo già visti nei Warriors Orochi, certamente William di Ni-Oh o i personaggi degli ultimi Atelierassumono tutt’altra luce. Ma pure se estrapolati dai loro contesti originali, sono sicuramente un buon esempio di fan service. E la soluzione (furba) sta nel non essere lì solo per cameo. Warriors All-Stars ha infatti un numero di personaggi irrisorio rispetto a qualunque altro mosou da PS3 in poi: appena una trentina, contro i 120 di Warriors Orochi 3. Nessuna costrizione o un metaforico party con la clientela selezionata: è il modo migliore per riservare maggior cura a ciascuno. E c’è da dire che almeno questo riesce perfettamente. Complice anche il diretto supervisionare dei loro creatori originali, ogni personaggio risulta assolutamente unico e caratteristico. Questo aspetto investe tanto l’estetica quanto il moveset a loro disposizione. Nessun timore: è sempre la solita alternanza tra attacco leggero e pesante. La differenziazione qui sta nel saper dosare le premute, in quanto ciascun personaggio ha un ritmo diverso da rispettare per inanellare i colpi. Non stupitevi quindi se, con alcuni, vi ritroverete a contare neanche fossero passi di danza.
Quando invece si passa a quelli nati “dentro” ai Warriors la situazione è leggermente differente. I moveset sono infatti più riconoscibili (e del resto era irrealistico rifarli da zero per uno spin-off); a essere alterati sono i ritmi delle animazioni e gli attacchi mosou (alcuni dei quali rifatti appositamente). Insomma, un combat system che cerca di elevarsi dalla sua condizione semplificata, ma che allo stesso tempo non vuole stravolgersi. Cosa che porta ai soliti difetti: poca complessità, nemici ebeti, difficoltà medio-bassa: tutte cose che lavano via le buone idee da RPG di cui sopra

Inserzionista Luca

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