Recensione anteprima Sea of Solitude

(Milano)ore 18:38:00 del 10/07/2019 - Categoria: , Videogames

Recensione anteprima Sea of Solitude

Sea of Solitude prevede sezioni a bordo di una piccola barca, utile a solcare un mare apparentemente desolato sotto la cui superficie si nasconde un mostro oscuro e affabulatore, che altri non è se non la personalità sommersa di Kay, la quale deve sconfig

 

SEA OF SOLITUDE RECENSIONE - Su Electronic Arts girano molte voci negative (inutile ora fare il riassuntone) e una estremamente positiva: sembra trattare davvero bene gli sviluppatori indipendenti, i cosiddetti EA Originals. Pad alla mano, non fatichiamo a crederlo visti i risultati raggiunti con gli Unravel, la sorpresa A Way Out e questo Sea of Solitude, di cui leggete la recensione, presentato durante l'E3 del 2018 e ora finalmente qui, installato sulle nostre console. Tra la selezione di titoli ai quali EA ha lavorato da cassa di risonanza, quest'ultimo è senza dubbio il più autoriale e complesso. Sea of Solitude è sì un lavoro corale, la software house è la Jo-Mei Games, ma la mano della carismatica Cornelia Geppert, producer a capo del progetto, è stata chiaramente l'unica nella posizione di lasciare un segno indelebile sull'opera. Sea of Solitude parla di Cornelia Geppert, del suo passato più buio, e lo fa con le parole di Cornelia Geppert, con i modi di Cornelia Geppert, e nonostante in un modo o nell'altro tutti finiranno per appropriarsene un po', ci sono fin troppi dettagli per far sì che questo avvenga nel modo più spontaneo ed efficace possibile.

Perché Sea of Solitude non è solo quel gioco con la barchetta (che poi nemmeno si utilizza cosi tanto) ma prima di ogni altra cosa quest'avventura è una catarsi autoindotta, nella quale la realtà attraversa le onde per apparire alla fine del viaggio distorta, mostruosa, addirittura letale.

SEA OF SOLITUDE RECENSIONE - Un mare, anzi un oceano, che ammanta e strattona lontani dalla propria vita e dai propri cari. Lampi di realtà affiorano ogni volta che il personaggio principale emerge dal suo incastro mentale, buco nero che risucchia la felicità e che può assumere tante forme e tanti nomi. Anche Sea of Solitude è un gioco sulla depressione, e per raccontarcela utilizza spesso dei semplici riflessi, giochi di specchi da cui emergono altre forme di reclusione, altre gabbie mentali dalle quali più passa il tempo e più è dura uscire. Come nella vita vera, insicurezza e paura schiaffeggiano a ondate, sottolineate da Sea of Solitude con pioggia e mareggiate che squarciano il blu in eccesso della tranquillità, quando i niente e i nessuno, generati nella nostra testa, potranno farci del male.

Sea of Solitude prevede sezioni a bordo di una piccola barca, utile a solcare un mare apparentemente desolato sotto la cui superficie si nasconde un mostro oscuro e affabulatore, che altri non è se non la personalità sommersa di Kay, la quale deve sconfiggere il suo male interiore e non cedere alle lusinghe di altre azioni pericolose e sbagliate. Oltre a ciò, è possibile affrontare alcune fasi platform, in cui bisogna raggiungere zone galleggianti prima che la creatura degli abissi ci divori.

SEA OF SOLITUDE RECENSIONE - Mancano dei veri puzzle, e tutto è legato principalmente all’obbligo di dover lanciare un raggio luminoso nell’etere che terminerà la propria traiettoria lì dove giace l’obiettivo da raggiungere. Una volta raggiunto, o si passa alla sezione successiva, oppure bisognerà liberare l’oggetto o la sagoma misteriosa dalla corruzione, che verrà assimilata da un enorme sacco che Kay porta sulle spalle. Ridotto ai minimi termini, Sea of Solitudenon è né più né meno di tutto questo, con alcune variante che prevedono l’eliminazioni di nemici oscuri deboli alla luce.


È in effetti poco, per convincerci appieno dal punto di vista del sistema di gioco, e a ciò va aggiunta una difficoltà quasi inesistente o comunque eccessivamente tarata verso il basso. Sea of Solitude vuole dunque solo raccontarvi la sua storia, senza volervi mettere troppo il bastone tra le ruote.

Se artisticamente il titolo si difende bene, con uno stile immediatamente riconoscibile a delle pregevoli desaturazioni di colore in determinate sezioni di gioco, lo stesso non si può dire per la grafica, che non riesce ad elevarsi al di sopra di una piena sufficienza. Ci è capitato di testimoniare a qualche balbuzie o di incappare in qualche bug, mentre la modellazione poligonale alterna buoni personaggi ad altri insolitamente goffi e non particolarmente apprezzabili.

 

Inserzionista Gregorio

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