Recensione anteprima Resident Evil 2 Remake

(Avellino)ore 16:46:00 del 24/01/2019 - Categoria: , Videogames

Recensione anteprima Resident Evil 2 Remake

Enigmi che trovano nel remake una contestualizzazione ben più verosimile di quella di un tempo, dimenticando statue da ricollocare e fiammelle da accendere secondo un ordine preciso. 

 

Negli occhi di chi sapeva che il remake di Resident Evil 2 si sarebbe fatto, c’era molta gioia mista a uno strano  timore. D’altra parte, quando si tira in ballo un mostro sacro che ha segnato la storia di quest’industria è sempre difficile farsi andare bene anche solo l’idea di una simile operazione. Capcom però non è più l’azienda alla deriva di qualche anno fa, non è più la software house che ha mandato allo sbando la sua serie più importante: ha tratto giovamento dai propri errori, ha ascoltato le richieste dei fan e si è rimessa in piedi.

Resident Evil 2 ne è l’esempio più lampante, la cartina tornasole di una compagnia che adesso veleggia decisa verso il successo, consapevole dei rischi ma anche della propria rinnovata e strabiliante forza.
Non fate l’errore di pensare a Resident Evil 2 come a un semplice remake che si è rifatto il trucco, perché è in realtà molto di più di tutto ciò. Capcom ha avuto un profondo rispetto per la sua creatura: ha mantenuto la sua solidissima base e i suoi pilastri portanti, ha frantumato i vecchi muri e le storture architettoniche e ha ricostruito tutto da capo: abbellendo, aggiungendo, migliorando e modernizzando. Il risultato, senza spazio per i dubbi, è da applausi a scena aperta.

Welcome Back to Raccoon City

La storia di Resident Evil 2, arcinota e sempre rimasta nella memoria del grande pubblico, è sostanzialmente rimasta invariata. Capcom l’ha però arricchita, offrendo qualche spiegazione in più sui personaggi secondari e dando uno spessore più tangibile a quelli più conosciuti, pur mantenendo l’ossatura narrativa originale. Ecco dunque che Leon, durante il suo primo giorno da agente di polizia a Raccoon City, incontra l’inferno sulla Terra; mentre Claire, alla ricerca del fratello Chris, incappa suo malgrado nello stesso disastro inaspettato. Le strade dei due s’incroceranno durante l’avventura, ma i percorsi, le azioni da compiere, gli obiettivi da portare a termine, il modo in cui le campagne sono state strutturate e gli imprevisti che dovranno gestire, saranno parzialmente diversi.

Resident Evil 2 è ancora un survival horror in terza persona che non indugia mai troppo nell'azione pura, declassata a frenetico intercalare tra le maglie di una progressione che rimane votata all'esplorazione e alla risoluzione di un'ampia gamma di enigmi. Enigmi che trovano nel remake una contestualizzazione ben più verosimile di quella di un tempo, dimenticando statue da ricollocare e fiammelle da accendere secondo un ordine preciso. 
Questo approccio, nell'economia di gioco, genera due grandi vantaggi: da una parte impedisce che gli esperti del capitolo originale subiscano il logoramento di un costante "déjà vu", e dall'altra rende più intuitiva la risoluzione dei rompicapo, senza per questo banalizzarli. Quest'ultimo aspetto, tra l'altro, influisce positivamente sul ritmo dell'avanzamento, limitando al minimo i tempi morti generati dall'odiosa domanda "e ora che diamine devo fare?". Un'accelerazione a cui contribuisce anche la totale assenza di sequenze di passaggio (con porte più o meno scricchiolanti) e caricamenti a interrompere il flusso dell'azione.

Più in generale, tutte le operazioni di "restauro" del gameplay sono pensate per supportare al meglio la "qualità della vita" dei giocatori, come ad esempio le zone della mappa che cambiano colore una volta raccolti tutti gli oggetti nell'area (dinamica presente già nel Rebirth del primo capitolo), o la spunta rossa che appare quando una chiave ha esaurito la sua utilità e può essere tranquillamente essere scartata dall'inventario.

Parliamo di modifiche che, nella pratica, non diluiscono in alcun modo le sfumature hardcore dell'esperienza, limitandosi a migliorarne la fruibilità generale e accordandola con gli attuali standard dell'industria. Anche perché l'anima di Resident Evil 2 rimane avvinghiata con inamovibile fermezza a un'interpretazione molto classica del genere di riferimento, che mette gli utenti in bilico tra la necessità di risparmiare risorse preziose e la snervante ostilità del mondo di gioco.

Mentre i cupi corridoi della centrale di polizia torturano la vista con un mosaico di putrescente degrado, un dipinto fatto di umori putridi e pennellate sanguigne, è il comparto sonoro a esigere dai giocatori il maggiore tributo in termini di serenità psicofisica. La quasi totale assenza di accompagnamento musicale (fatta eccezione per specifici momenti e sequenze) rinvigorisce infatti gli effetti ansiogeni di una sinfonia di sinistri scricchiolii e lamenti gutturali, interrotta di tanto in tanto per fare spazio al forsennato calpestio di un abominio in avvicinamento. Non solo in Resident Evil 2 il suono è un'inesauribile fonte di sgomento, ma gli sviluppatori sono riusciti a integrarlo con astuzia in ogni aspetto del gameplay.

Quelle scarnificate personificazioni del terrore che rispondono al nome di licker, ad esempio, non attaccano il personaggio se questo si muove tanto lentamente da non emettere alcun rumore percepibile, aprendo la strada ad approcci più stealth. Ma la brillante crudeltà del sound design fa sì che i loro versi disarticolati si facciano improvvisamente più intensi quando il personaggio si trova nelle loro immediate vicinanze, con l'intenzione di spingere il giocatore a calcare bruscamente il pollice dando il via a uno scatto rivelatore. Tremendo è anche l'incedere del possente Tyrant T-103, i cui passi si fanno ben presto una compagnia costante, che anticipa l'arrivo di un pericolo che, credeteci, è meglio non dover affrontare. In questo senso, l'audio binaurale si conferma una delle armi più efficaci in mano agli uomini di Capcom, che sono riusciti a modellare un inferno fatto di atmosfere che, per la gran parte dell'avventura, lasciano con il fiato corto e gli occhi sgranati. Mantenere il sangue freddo diventa quindi un imperativo assoluto, anche perché l'ottimo sistema di shooting messo in piedi dallo studio non ammette cedimenti nervosi. 
La precisione delle armi (modificabili scovando kit nascosti) è fortemente influenzata sia dal tempo speso per inquadrare il bersaglio, sia dalla lentezza dei movimenti della levetta, e capita spesso che una pressione istintiva si traduca in un colpo a vuoto, cui fa immediatamente eco una ragionevole serie di improperi, giustificati anche dal buon numero di proiettili necessari all'abbattimento dei non morti. Da notare che, in linea con la "lore" della saga, quasi tutti i nemici hanno la spiacevole tendenza a rialzarsi nel caso in cui il vostro bacio di piombo non riesca a annientare definitivamente il loro "porta-cervello", quindi sperperare munizioni è un lusso che proprio non potete concedervi.

 

Inserzionista Alberto

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