Recensione anteprima Etherborn

(Roma)ore 20:46:00 del 20/07/2019 - Categoria: , Videogames

Recensione anteprima Etherborn

E’ davvero difficile spiegare a parole il forte contrasto tra le sensazioni di libertà e limitazione che si prova giocando, poiché è vero che si può potenzialmente camminare ovunque ma per farlo bisogna ingegnarsi e pianificare ogni spostamento del nostro

 

RECENSIONE ETHERBORN - Etherborn vuole essere qualcosa di più di un semplice rebus e unisce i livelli tramite la fumosa storia di un essere dalle sembianze umane senza volto e senza nome, strappato dalla sua dimensione e gettato dentro questo quadro esotico e allo stesso tempo inquietante. I temi toccati sono abbastanza importanti e nei brevi interventi della voce narrante si affrontano argomenti come la creazione e la nascita dell’uomo, il suo voler imprigionare ogni singolo elemento in categorie, la potenza dei linguaggi e dei concetti, la forza distruttrice dell’antropocentrismo e il simbolismo. Nella realtà dei fatti tutti questi elementi vengono sfruttati in modo banale e sono avvolti in una sintassi aulica ma vuota, priva di un vero significato e che non fornisce molti stimoli al giocatore nel volerne sapere di più. Cercano di evocare sentimenti profondi sulla natura dell’uomo, qui sintetizzata nei lineamenti stilizzati del protagonista, senza però toccare le giuste corde e privi della necessaria sensibilità.

RECENSIONE ETHERBORN - Etherborn è però un gioco coerente, che rispetta nei suoi tratti e nelle sue scelte registiche l’insignificanza dell’uomo nel creato. La telecamera non si avvicina mai al personaggio principale, che viene sempre inquadrato da lontano: non si cerca di entrare in connessione con quella singola figura ma con la relazione tra esso e ciò che lo circonda. Il punto di vista vuole sottolineare questa natura infinitesimale e l’obiettivo è raggiunto attraverso campi larghi e con pochi e sapienti tocchi di classe. La colonna sonora composta da note dolci e lente, creata soprattutto con archi, segue in modo magistrale il percorso dell’anonimo corpo dando vita così ad un’atmosfera sospesa e sognante.

RECENSIONE ETHERBORN - Nel mondo di Etherborn le leggi della fisica non seguono le convenzioni, e con la giusta intuizione sarà dunque possibile riuscire a calpestare qualsiasi superficie che va a costituire gli stage di gioco, ciascuno dei quali a conti fatti è un vero e proprio diorama esplorabile. E’ davvero difficile spiegare a parole il forte contrasto tra le sensazioni di libertà e limitazione che si prova giocando, poiché è vero che si può potenzialmente camminare ovunque ma per farlo bisogna ingegnarsi e pianificare ogni spostamento del nostro avatar, ed è proprio questa contrapposizione costante uno dei motivi per ci si riesce ad affezionare facilmente a Etherborn.

Per superare ognuno dei quattro stage presenti nel gioco, ciascuno con una difficoltà che cresce sempre più rapidamente, sarà sufficiente raggiungerne il punto d’uscita, operazione che come ormai avrete capito è più facile a dirsi che farsi. Durante il percorso saremo richiamati ad attivare meccanismi attraverso alcune celle di energia disseminate nei punti più disparati, cercando di non cadere fuori dallo stage soccombendo alle leggi gravitazionali da noi stessi manipolate. I primi ambienti che attraverseremo saranno sufficientemente limitati e dunque non sarà difficile perdersi al loro interno, ma ben presto i livelli si faranno più ampi ed il percorso da seguire potrebbe non risultare più così scontato come lo era inizialmente. Questo è forse uno degli aspetti che rende più complesso il gioco, ma permette anche di apprezzare davvero molto il lavoro svolto in fase di creazione dei livelli, che risultano essere un concentrato purissimo di level design dove nulla è lasciato al caso.

Il livello di sfida è tendente vero l’alto, ma nonostante questo con un pò di pazienza è possibile terminare il gioco in un tempo che può variare tra le 2 e le 3 ore. Longevità che non è certo delle migliori e che poteva essere migliorata introducendo un semplice sistema di collezionabili, attraverso il quale sono convinto si sarebbero potute apprezzare maggiormente tutte le possibilità offerte dal level design. Poco male, comunque, poiché una volta terminata la prima run sarete invitati a prendere parte al new game plus, che prende gli stage già affrontati e sposta i vari globi di energia in posizioni decisamente più complesse da raggiungere. Questa scelta, con mia enorme soddisfazione, non risulta essere una forzatura od un mero tentativo di “allungare il brodo” ma riesce a cambiare le carte in tavola in un modo interessante e che i giocatori più navigati sicuramente apprezzeranno.

 

Inserzionista Carmine

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