NOCI per migliorare la performance del tuo CERVELLO

(Trento)ore 21:36:00 del 29/03/2019 - Categoria: , Curiosità, Salute, Scienze

NOCI per migliorare la performance del tuo CERVELLO

Ne bastano poco più di 10 grammi al giorno per migliorare le funzioni cognitive, il ragionamento e la memoria

Per contrastare il declino cognitivo, una manciata di noci al giorno può essere davvero utile: secondo un nuovo studio dell’University of South Australia, ne bastano poco più di 10 grammi per migliorare il ragionamento e la memoria. Per dimostrarlo, gli studiosi hanno valutato gli effetti di un consumo regolare e quotidiano di noci in 4.822 adulti cinesi sopra i 55 anni. Hanno analizzato i dati raccolti in 22 anni per il China Health Nutrition Survey e hanno scoperto che il 17 per cento dei partecipanti mangiava tutti i giorni noci: il livello delle funzioni cognitive di questo gruppo di persone superava quello degli altri addirittura fino al 60%. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su The Journal of Nutrition, Health and Aging.

Il declino cognitivo è una naturale conseguenza dell'invecchiamento. In Cina, il numero di anziani è in rapida crescita. Secondo le proiezioni, nel 2029, la popolazione arriverà a 1,44 miliardi, con un rapporto tra giovani e anziani decisamente squilibrato: entro il 2050, 330 milioni di cinesi avranno più di 65 anni e 90,4 milioni ne avranno più di 80. La Cina conterà il maggior numero di anziani rispetto al resto del mondo. Più in generale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2020 il numero di persone di età pari o maggiore ai 60 anni supererà il numero dei bambini fino ai cinque anni.

Cosa sono gli  acidi grassi monoinsaturi?

Anche chiamati MUFA (MonoUnsaturated Fatty Acids) sono molecole di grasso presenti in una varietà di alimenti, tra cui olio d’oliva, avocado, olio di canola e una gamma di noci e semi.

Sono considerati grassi sani, poiché possono ridurre il rischio di malattie cardiache e ictus aiutando a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue.

MUFA e il cervello

Per questo studio il Professor Barbey ed i suoi colleghi hanno deciso di determinare se i benefici di MUFA potessero estendersi anche al cervello.

L’obiettivo dello studio

L’obiettivo è stato quello di capire come l’alimentazione possa essere usata per sostenere le prestazioni cognitive e per studiare i modi in cui essa possa influenzare l’organizzazione funzionale del cervello umano, afferma Barbey.

“Questo è importante” continua a spiegare “perché, se vogliamo sviluppare interventi nutrizionali che siano efficaci a migliorare le prestazioni cognitive, dobbiamo capire le modalità con cui questi nutrienti influenzano la funzione del cervello”.

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 99 adulti sani. Sono stati prelevati campioni di sangue da ciascun partecipante e analizzati per un’ampia varietà di sostanze nutritive.

Tutti i soggetti sono stati inoltre sottoposti a  test generali di intelligenza e RM funzionale del cervello, che ha permesso ai ricercatori di misurare l’attività cerebrale in determinate reti.

I risultati

L’analisi ha rivelato che l’intelligenza generale è stata associata ad una regione del cervello chiamata rete di attenzione dorsale, che svolge un ruolo chiave nella problem-solving e nell’obiettivo diretto.

Più in particolare, i ricercatori hanno scoperto che l’intelligenza generale di una persona è influenzata da quanto siano organizzate le connessioni neurali all’interno di questa rete.

È interessante notare che i risultati della ricerca hanno rivelato che gli adulti che avevano livelli elevati di MUFA nel loro sangue hanno dimostrato una “maggiore organizzazione delle connessioni neurali all’interno della rete dorsale di attenzione“.

Nel complesso, i ricercatori hanno osservato un’associazione tra i livelli più elevati di MUFA e la maggiore intelligenza generale; i risultati suggeriscono quindi che un aumento dell’assunzione di acidi grassi monoinsaturi potrebbe essere un modo per aumentare l’intelligenza.

Nel futuro

“Questo studio ci dà la prova dei meccanismi attraverso cui l’alimentazione influenza l’intelligenza e motiva promettenti nuove direzioni per la ricerca futura nella neuroscienza cognitiva nutrizionale"

Inserzionista Gregorio

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