Napoli Velata, tutti i dettagli

(Napoli)ore 16:44:00 del 03/01/2018 - Categoria: , Cinema

Napoli Velata, tutti i dettagli

Temi alti, suggestioni ricercate, dentro una ballata barocca e vajassa (sguaiata), un po' thriller e un po' melodramma, in una città di Napoli viscerale e superba, che è donna, madre, anzi matrigna che divora i suoi figli.

Recensione Napoli Velata - Un movimento avvolgente, elegante, quasi una vertigine (ma a salire, non a cadere). Un omicidio sul pianerottolo, come in un un giallo italiano d'antan. Una scena di sesso infinita, cruda, appassionata. In mezzo, un “mistero” alla napoletana, la “figliata dei femminielli”, in tableau vivant, con un velo steso tra la scena e la macchina da presa, per dire ciò che preferiamo non vedere, per nascondere simbolicamente ciò che si intende rivelare.

Recensione Napoli Velata - Comincia così il nuovo film di Ferzan Ozpetek, forse il più ambizioso della sua intera cinematografia. È velato anche il Cristo di Giuseppe Sanmartino, un velo che in realtà rivela il corpo, lo sottolinea, espone il cadavere, l'oscenità della morte. Quasi più vero dei corpi nudi, morti, esposti al nostro sguardo, lungo la trama complicata (velata, che espone ciò che è nascosto, segreto). La protagonista Adriana, infatti, è un medico legale. Che vive la gioia sfrenata, la verità del piacere liberato, con un uomo, Andrea, incontrato per caso, uno abituato a esplorare la profondità del mare, a raccogliere tesori sommersi. E che poi si ritrova dentro una vita-sepolcro, ad affrontare una tragedia assurda e un enigma surreale, vagamente misterico.

Recensione Napoli Velata - Corpi vivi, sensuali, corpi martoriati o fantasmatici, corpi che sono statue o fotografie. Amore e morte, ancora una volta. Occhi che non possono vedere (i ciechi che percorrono le strade di Napoli) e occhi come oggetto-feticcio. Temi alti, suggestioni ricercate, dentro una ballata barocca e vajassa (sguaiata), un po' thriller e un po' melodramma, in una città di Napoli viscerale e superba, che è donna, madre, anzi matrigna che divora i suoi figli.

Ferzan mantiene gli elementi classici della sua lunga filmografia: cibo e ricordi. In ogni suo film c’è sempre una ripresa di una tavolata che evidenzia: da un lato un amore per il nostro paese; dall’altro il cibo è rappresentato come un gesto d’affetto nei confronti di qualcuno, utile a sottolineare un ulteriore aspetto fondamentale nel cinema di Ozpetek: la psicologia dei personaggi.


In questa storia entriamo nei luoghi più nascosti nella mente della protagonista, interpretata da una Giovanna Mezzogiorno in ottima forma. Ne vediamo le paure, i dubbi, le incertezze, ma soprattutto ne studiamo la metamorfosi rispetto a degli eventi inconsueti che la coinvolgeranno in prima persona.

Dal trailer si evince che tra i due protagonisti ci sarà un momento di forte intimità. Difficilmente nel cinema di casa nostra si vedono momenti come questo, nessuno mai ha saputo raccontare l’unione di due corpi prima di questa sequenza. Nel film l’atto sessuale è una simbiosi di corpi in momenti molto intensi che artisticamente lasciano intendere un omaggio alle statue greche, un esaltazione dell’arte nella bellezza di quelle figure.

Il film ha un uscita strategica al 28 Dicembre che, per l’unicità del film, permette una netta differenziazione dal resto dell’offerta italiana, se sarà una scelta giusta o meno lo decideranno gli spettatori, sicuramente in termini di David Di Donatello, permette al film di concorrere per i prossimi premi che si terranno a Roma nel prossimo 2018.

Inserzionista Carmine

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