L'ILVA sta morendo: 1 quarto della produzione persa, liquidita' quasi finita

(Taranto)ore 14:35:00 del 12/06/2018 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Lavoro, Sociale

L'ILVA sta morendo: 1 quarto della produzione persa, liquidita' quasi finita

L'Ilva va chiusa e gli operai devono essere ricollocati, punto e basta. Non ha senso continuare a tenere in vita una fabbrica che sta avvelenando tutta Taranto e d'intorni.

L'Ilva va chiusa e gli operai devono essere ricollocati, punto e basta. Non ha senso continuare a tenere in vita una fabbrica che sta avvelenando tutta Taranto e d'intorni. In questo, L'UE dovrebbe aiutare il governo italiano per supportare i costi di questa operazione, visto che l'allarme sull'inquinamento prodotto dall'Ilva, è venuto per la prima volta, proprio dai palazzi europei.

Se una strada è troppo piccola, ed il traffico è congestionato, occorre fare nuove strade, così come nel mondo del lavoro. Se il lavoro non c'è e ci sono anche degli esodati, bisogna creare nuovo sviluppo per ricollocare e dare lavoro a chi non ce l'ha. A questo bisognerebbe lavorare, affinché la gente di Taranto possa tornare a respirare aria pulita senza dover subire i ricatti dei manager Ilva.

I vecchi governi avevano lavorato per il trasferimento dell'Ilva ad un colosso straniero, con l'obiettivo di ripianare parte dei debiti e lasciare in funzione l'impianto con interventi importanti sul piano ambientale (si parla di miliardi di euro). Il M5S ha deciso di intraprendere una linea differente, ottenendo un enorme successo politico in quell'area: chiudere l'Ilva e riutilizzare investimenti e dipendenti nella bonifica. Che poi è ciò che ha scritto Grillo qualche giorno fa sul blog.

Domanda? Ma è questa la linea attuale del M5S ...o era solo quella per prendersi i voti dei tarantini? Perché mentre Grillo continua a parlare di chiusure, Di Maio sembra voler proseguire sulla linea tracciata da Calenda, con tante ambiguità e prese di posizione poco chiare.

Ora è arrivato il momento per il M5S di mantenere le promesse. E non ci saranno giustificazioni possibili, perché la vicenda Ilva è nota da anni e - mi auguro - che la proposta del M5S sia stata fatta conoscendo le problematiche. "non è possibile farlo" non sarà una giustificazione possibile.

Oggi Ilva è a un bivio. Il gruppo ArcelorMittal, che ha vinto la gara del governo a marzo 2017 dovrebbe rilevare gli impianti entro il primo luglio, ma punta a riassumere 10mila dei 14mila operai diretti, con sacrifici anche sulla retribuzione. Una proposta irricevibile per i sindacati. Il rischio che Mittal si sfili, addossando la colpa a sindacati e politica, non è tramontato anche se viene considerato remoto da chi segue il dossier. In questa situazione il nuovo governo non sembra avere alternativa al colosso franco-indiano per evitare una vertenza occupazionale da 20mila lavoratori (compreso l’indotto). E per questo punta a strappargli impegni più forti sul piano ambientale per produrre acciaio senza bruciare carbone ma gas.

In questo scenario i concorrenti europei non si strapperanno i capelli se chiuderà un produttore la cui produzione potenziale è pari alla sovracapacità produttuiva del settore. Che l’Ilva torni ai livelli toccati nel 2008 ai tempi dei Riva, accusati dai magistrati tarantini di aver perpetrato un inquinamento ventennale a danno della città ionica, è oggi improbabile. Mittal punta a riportare in alto la produzione soprattutto portando a Taranto prodotti già semilavorati nei suoi stabilimenti francesi da laminare, una produzione con margini ridotti. Non a caso nel piano del colosso siderurgico gli esuberi saliranno nel tempo.

Inserzionista Gerardo

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