La prova di The Outer Worlds

(Campobasso)ore 18:19:00 del 11/12/2018 - Categoria: , Videogames

La prova di The Outer Worlds

Una volta messo piede sul pianeta, ci ritroveremo invischiati in una complicata cospirazione che rischia di distruggerlo.

 

The Outer Worlds porta la firma dei director dei Fallout originali, Tim Cain e Leonard Boyarsky, e del team che ha sviluppato Fallout: New Vegas, Star Wars: Knights of the Old Republic II, South Park: The Stick of Truth e il franchise Pillars of Eternity. Il lancio è previsto per il 2019, dopo che il progetto ha già passato due anni in uno stato super segreto di lavorazione presso Obsidian.

Il comparto tecnico è stato affidato all’ormai affidabile Unreal Engine 4, il cui utilizzo era stato già al centro di rumor e aveva dato l’impressione di una produzione più avanzata tecnologicamente rispetto alle ultime release dello studio californiano. Il primo gameplay cui abbiamo potuto assistere ha prestato il fianco ad alcune imperfezioni di gioventù, legate principalmente alla stabilità e al counter dei fotogrammi al secondo non esattamente roccioso, ma considerando che manca ancora un anno al day one (per la previsione, l’uscita è sì fissata al 2019 ma anche alla fine del prossimo anno fiscale di Take-Two, che termina a marzo 2020).

Sotto il profilo artistico l’impressione è che ci siano diverse fonti di ispirazione: i panorami dai colori acidi ricordano palesemente No Man’s Sky, mentre i centri urbani hanno qualcosa di BioShock e gli interni quell’effetto cel shaded della saga di Borderlands. Il tutto combinato con la resa invece fotorealistica dei personaggi che incontreremo man mano nel nostro percorso.

La storia ci vedrà risvegliarci dall’ibernazione su una nave coloniale che si è persa durante il trasferimento verso una colonia ai confini della galassia, Halcyon. Un tempo territorio di frontiera, Halcyon è rapidamente finito vittima delle megacorporazioni che dominano l’intero universo e che l’hanno imbottita di marchi, pubblicità e centri per la spesa più folle. Una volta messo piede sul pianeta, ci ritroveremo invischiati in una complicata cospirazione che rischia di distruggerlo.

Un RPG single-player pieno di… difetti

Il gameplay è qualcosa di innegabilmente molto familiare per gli amanti di Fallout, ma di certo Obsidian si è impegnata per dare a The Outer Worlds il proprio tocco. Il gioco presenterà un protagonista (senza voce) con una ricca componente di personalizzazione nonostante la visuale in prima persona: potremo vedere il pg nella schermata dell’inventario e lasciando il controller per qualche istante, con una visuale “dal di fuori” nei momenti d’inattività. Ci saranno tutte le abilità che vi aspettereste da una produzione del genere (6 tra forza, intelligenza e così via), con 20 punti da assegnare a ciascuna di esse per ottenere un talento fino ad un massimo di 100.

In poche parole, The Outer Worlds vuole essere un gioco di ruolo a tutti gli effetti, consentendo al giocatore di gestire qualsivoglia aspetto della propria avventura. Dal look del personaggio alle abilità, fino all'arsenale ai compagni d'arme, tutto sarà nelle nostre sapienti mani. Una libertà che ovviamente coinvolge la trama stessa, che - stando ai comunicati - verrà influenzata dalle nostre azioni e decisioni. 


Gli autori non hanno mancato di inserire una vena di satira e black humor, volta a criticare la frenesia capitalistica e la corsa al commercialismo. In tal senso ci sovvengono le recenti dichiarazioni di Tim Cain, che ha parlato della filosofia alla base di Outer Worlds, nonché della sinergia creativa con Leonard Boyarski: "C'è qualcosa di davvero speciale circa la combinazione tra il mio umorismo e la visione più oscura di Leonard sulle cose. Si tratta di un qualcosa che influisce su ogni componente del gioco. Inoltre, abbiamo un grande team qui a Obsidian e ci stiamo assicurando che The Outer Worlds dia ai giocatori ciò che potrebbero pretendere da un nuovo universo gdr".

La prima sezione del gameplay è ambientata nella nave principale, un vero e proprio rifugio personalizzabile. Al pari del nostro quartier generale su motori iperspaziali, anche il nostro protagonista (muto, purtroppo) potrà essere sviluppato a piacimento e non solo in ambito estetico. Spendere venti punti in una delle sei abilità principali - come forza e intelligenza - ci farà guadagnare un perk, fondamentale per imparare dei talenti aggiuntivi.

Il gioco consentirà di acquisirli in vari modi, uno su tutti il "sistema delle fobie". Incontrare uno strambo esponente faunistico di un pianeta inesplorato (si pensi ai Raptidon), potrebbe far nascere in noi una fobia. Il condizionale è d'obbligo perché sarà il giocatore a decidere di chi avere paura. Diventare "allergici" alla bestia canina di cui sopra, vorrà dire subire un decremento delle statistiche ogni qual volta la si affronterà ma, al contempo, ci permetterà di portare a casa un punto perk. Inutile dire che tale soluzione ci abbia incuriositi non poco, sottolineando la "bontà ruolistica" della produzione.

La nostra nave ospiterà anche ADA, un'immancabile intelligenza artificiale. Durante i nostri viaggi avremo modo di raccogliere file audio ed altre chincaglierie, riproducibili proprio con l'ausilio dell'IA: tra richieste d'aiuto ed occasioni irresistibili, avremo quindi modo di sbloccare nuove missioni, rendendo la vita nello spazio sempre più varia ed imprevedibile. Come un qualsiasi esponente del genere, The Outer Worlds ci permetterà di gestire in piena libertà i rapporti interpersonali, con tutte le conseguenze annesse.

 

Inserzionista Gregorio

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