La prova di Serial Cleaner

(Bari)ore 13:30:00 del 16/07/2017 - Categoria: , Videogames

La prova di Serial Cleaner

Se le cose dovessero andare storte e si venisse scoperti, c’è sempre la possibilità di nascondersi dietro a determinati oggetti, fino a che gli uomini della giustizia non riprenderanno la ronda classica.

I ragazzi dietro Red Game Without a Great Name sono pronti a tornare con Serial Cleaner, un nuovo gioco in pieno stile Hotline Miami. Con una piccola differenza: non c'è la velocità e la brutalità dei due capitoli prodotti da Dennaton Games.

Serial Cleaner farà vestire ai giocatori i panni di un uomo chiamato a pulire le scene del delitto. Sarà necessario far sparire le prove, modificare la posizione dei corpi e molto altro. Il tutto, ovviamente, per depistare le indagini in corso. I giocatori dovranno fronteggiare alcune scelte da prendere sul momento, evitare le guardie presenti sul perimetro ed evitare il contatto con le stesse, visto che non avranno a disposizione nessun tipo di armi. In aggiunta, Serial Cleaner disporrà di un sistema di dati basati sul mondo reale, che utilizzerà per modificare l'aspetto del gioco semplicemente scegliendo le location presenti vicino ai giocatori.

Il primo progetto di iFun4All ad approdare contemporaneamente su Xbox One, PlayStation 4 e PC è Serial Cleaner, che già dal nome lascia intendere un gioco fuori dagli schemi. Non stiamo parlando di un simulatore di pulizie, bensì di un action/stealth che pesca a piene mani dalla cultura degli anni ’70: i baffoni, i RayBan Aviator, le station wagon con gli inserti radica e la dilagante popolarità del genere pulp. Per molti versi, si tratta anche del miglior periodo per i serial killer, che attanagliavano l’America con continue carneficine. Se però la figura di questi assassini professionisti è ben radicata nella mente di tutti gli appassionati di film d’azione o di cronaca nera, passa molto più in sordina chi si accolla il lavoro più complesso, ossia ripulire tutto senza lasciare tracce che la polizia possa perseguire.

Qui fa l’ingresso in scena il nostro pulitore seriale, un professionista della pulizia che viene assoldato per far sparire corpi e macchie di sangue. A mo’ di Mr Wolf di Pulp Fiction oppure dei pulitori di Jhon Wick, dopo una rapida chiamata di ingaggio, le ruote della station wagon di Bob fischiano nel vialetto di un tranquillo quartiere di villette in direzione della scena del crimine da ripulire. Andando più al sodo del gameplay, una volta arrivati sulla scena del misfatto dovremo raccogliere un numero fissato di corpi e oggetti che la polizia potrebbe usare come prove. Per farlo bisogna muoversi con discrezione in modo tale da non entrare nel cono visivo dei poliziotti, né tanto meno far si che quest’ultimi sentano i nostri passi. Se le cose dovessero andare storte e si venisse scoperti, c’è sempre la possibilità di nascondersi dietro a determinati oggetti, fino a che gli uomini della giustizia non riprenderanno la ronda classica. Con l’avanzare degli stage ovviamente la difficoltà nel raccogliere i copri e portarli all’auto (o a seconda della situazione farli sparire in altre forme più strane) diventa sempre più tosto e tattico.

Tramite la pressione del tasto dorsale sinistro è possibile vedere l’intera area di gioco e notare anche gli obbiettivi da raccogliere, le guardie con il loro cono visivo e gli oggetti dietro cui nascondersi. In più col proseguire dei livelli potremo anche avere la possibilità di muovere container, aprire porte oppure far suonare delle esche. Dopo aver appreso le meccaniche base di gestione dei corpi, viene introdotta anche la necessità di ripulire il sangue: con la pressione del dorsale destro, Bobby, come la sua cara madre ama chiamarlo, sfodererà una lucidatrice d’altri tempi che al solo passaggio eliminerà il sangue, che altrimenti potrebbe diventare anche un avversario scomodo, dato che ci si può scivolare sopra, allungando così l’inerzia nel movimento del nostro personaggio. Combinando tutti questi fattori, quello che all’inizio doveva essere un gioco dal passo lento che doveva quasi andare a scimmiottare Hitman, è diventato qualcosa di molto più frenetico, dal momento che Bob corre a destra e a manca con cadaveri sulle spalle e nel caso in cui venga beccato c’è sempre la possibilità di lasciare il carico a terra per nascondersi per poi riprendere l’attività poco dopo. Le guardie sono attratte dalla sparizione di un corpo o al ritrovamento in un altro luogo, ma non prendono provvedimenti oltre ad un breve momento per controllare i dintorni; così facendo il gameplay diventa più veloce, rispetto che più tattico. Ovviamente nel caso in cui il manganello degli operatori di giustizia dovesse raggiungere la testa del ripulitore, tutti i progressi compiuti in quel determinato stage andranno persi e bisognerà ricominciare da capo. Per questo motivo il tutto diventa sempre più ragionato e meno di slancio, abbassando un po’ il ritmo di gioco col passare dei quadri. In più ad ogni retry, che avviene immediatamente senza alcun caricamento, la posizione di alcuni corpi e dei punti per nascondersi vengono rimescolati, dando così al giocatore una sfida leggermente diversa, giusto per non far cadere il titolo nel loop della memorizzazione ossessiva di cui Hotline Miami fa colonna portante del gameplay. Al di fuori delle scene del crimine, Bob passa le giornate tra una chiamata e l’altra a casa, dove può chiacchierare con la mamma, ascoltare la radio, leggere il giornale oppure guardare la TV. Il tutto per contestualizzare ancora di più la situazione in cui è ambientato il gioco, quegli anni ’70 fatti di crimini efferati, dei violenti incontri di box in televisione e dell’Odyssey, la prima console da gioco ad arrivare sul mercato, che mise nelle mani di tutti i videogiocatori un fucile.

Inserzionista Luca

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