La prova di Secret Files Il mistero di Tunguska

(Bari)ore 21:05:00 del 05/12/2018 - Categoria: , Videogames

La prova di Secret Files Il mistero di Tunguska

Ilgameplay è un susseguirsi di esplorazioni, sporadici dialoghi con NPC e ricerche spasmodiche di indizi e oggetti, il tutto legato da un fil rouge piuttosto annodato su se stesso.

 

Era l’ormai lontano 2006, quando sui nostri PC, e successivamente sulle console portatili e Wii, spuntava un punta-e-clicca generato da un mix di eventi realmente accaduti e dal gameplay parecchio influenzato da successi dell’epoca del calibro e dello stile di Syberia. Nasceva Secret Files: il mistero di Tunguska, un’avventura grafica ripresa, rimasterizzata e riproposta per Nintendo Switch da Deep Silver, con modalità di gameplay tutte nuove e pensate per la tecnologia che ci ritroviamo tra le mani a dieci anni buoni dalla prima uscita. Pare che siano in lavorazione anche gli altri due episodi della serie, ovvero Secret Files: Puritas Cordis e Secret Files 3, continua Deep Silver, prossimamente sugli schermi della nostra ibrida; intanto, dal 30 novembre potremo scaricare agilmente circa 1980 MB di gioco e riscoprire i misteri che si annidano nel freddo Nord Europa, tra Berlino e Cina, passando per la Russia e giungendo in Antartide. Dopo un inizio in medias res, ci mettiamo al comando di Nina Kalenkov, un’atletica ragazza dalla folta chioma rosso fuoco. Abile guidatrice su due ruote, la ragazza si mette sulle tracce del padre, improvvisamente scomparso nel nulla: l’uomo non è altri che lo scienziato Vladimir Kalenkov, immischiato nelle indagini circa la misteriosa catastrofe di Tunguskadel 30 giugno 1908. Nina dovrà inoltre scoprire fino a che punto è immischiato un tale Oleg Kambursky, che nega di conoscere Vladimir e rifiuta ogni contatto con la ragazza. Almeno agli esordi della vicenda.

Inseguiti dai servizi segreti russi, sua figlia e l’assistente Max Gruber devono risolvere parecchi enigmi attraverso la minuziosa indagine di diversi oggetti, tracce lasciate qua e là e visitando musei, case abbandonate e altri luoghiper un totale di una dozzina circa di ore di gioco. Questa media rischia di alzarsi, non per il piacere dell’esplorazione del mondo che ci circonda (peraltro negataci, ahinoi), ma per qualche incomprensione e difficoltà nell’avanzamento della storia, motivo per cui disporremo anche di una guida nel nostro diario personale che ci indicherà cosa fare per filo e per segno, un contenuto sicuramente utile ma che dichiara apertamente la cripticità dei passaggi di gioco che difficilmente verranno apprezzati da chi cerca un gameplay fluido e godibile. Guardando dunque alla narrazione, notiamo che non propone nulla di nuovo, non solo per chi ha già provato la versione originale, ma anche dal punto di vista del game design; come anticipavamo, la trama ricorda parecchio un mix tra le avventure nei ghiacci di Kate Walker e l’esplorazione di gusto “laracroftiano”, senza però usare troppe armi, né particolari spargimenti di sangue. Ilgameplay è un susseguirsi di esplorazioni, sporadici dialoghi con NPC e ricerche spasmodiche di indizi e oggetti, il tutto legato da un fil rouge piuttosto annodato su se stesso. La confusione che viene generata da questo pastiche di elementi da ritrovare non viene spiegata perfettamente dalla guida di cui disponiamo in menu, Un aspetto di fondamentale importanza riguarda invece l’originalità nei controlli, pensati in diversi modi a seconda che usiamo la console in modalità portatile, oppure collegata alla TV o in modalità da tavolo, con i joy-con staccati dal corpo dell’ibrida. Con parecchi tasti da ricordare, anche variabili da una modalità all’altra, l’interazione e i comandi risultano abbastanza complessi e distanti dallaforma mentis che il giocatore ha sviluppato, confondendo così le idee a causa della non immediata memorizzazione (un esempio per tutti, l”uso costante dei tasti ZL e ZR per compiere le azioni principali, come i movimenti, la scelta degli oggetti dall’inventario e simili, non è una scelta comodissima, tanto meno usuale).

Da qui parte il lungo viaggio alla ricerca del padre scomparso, che porterà la protagonista ed un collega del padre, Max, in giro per tre quarti del pianeta. In questi viaggi, Nina (e in un paio di casi anche Max) dovrà rimettere insieme i pezzi del passato di suo padre e delle spedizioni a cui ha preso parte per scoprire il mistero di Tunguska, un mistero che però alcuni vogliono tenere segreto, e altri sfruttare a proprio vantaggio. 
L’idea di fondo di per sé è buona, non particolarmente innovativa, ma intrigante, soprattutto grazie allo spettro continuo dell’esplosione di Tunguska che spinge il giocatore a voler andare avanti per saperne di più. 
Lo svolgimento della trama, al contrario, è traballante e in alcuni punti incoerente, tanto che alla fine, tirando le somme del complotto in cui siamo stati tirati in mezzo, viene naturale chiedersi perché i “cattivi” (se vogliamo etichettarli così) abbiano agito in un determinato modo e non in un altro che avrebbe procurato loro molti meno problemi e rischi. Col senno di poi, infatti, l’intero secondo quarto della storia, la parte ambientata in Russia, risulta del tutto inutile, per non dire contrastante con i loro obiettivi (purtroppo non posso scendere più nel dettaglio per non rovinarvi la storia, quindi dovete credermi sulla parola...).

Intrigante, ma che non convince

Inoltre sono decisamente troppe le forzature, le classiche situazioni, morte di ogni storia che si rispetti, in cui l’evento giusto avviene nel punto giusto e nel momento giusto per complicarci la vita o risolvere la situazione. A occhio, ce ne sono almeno sei, quando una sarebbe già troppo. 
Allo stesso modo della trama, l’economia di gioco non soddisfa: l’equilibrio fra gioco effettivo e dialoghi o sequenze animate è fortemente sbilanciato. L’ingerenza dei dialoghi è assolutamente eccessiva, quasi l’80% di tutto il tempo di gioco, ed il giocatore passa più tempo a fissare lo schermo piuttosto che ad agire, mentre è proprio quello che vorrebbe fare. Per darvi un stima, tagliando tutto il tagliabile si finisce in meno di due ore. 
A parte l’affaticamento agli occhi e la stanchezza mentale che provoca leggere una tale mole di sottotitoli in inglese (la versione che abbiamo avuto in prova è quella inglese, ma dovrebbe essere disponibile una localizzazione italiana), rimanere comunque bloccati 10, 12, 15 minuti consecutivi tra un capitolo e l’altro per ricevere tutto il pacco di informazioni scoperte, sorbirsi il dialogo tra i personaggi e/o le riflessioni che esse generano e il successivo inizio della vicenda seguente, composto il più delle volte da un altro filmato e un successivo dialogo, diventa dopo un paio di volte sfiancante anche se ci si limita ad ascoltare il tutto nella propria lingua

 

Inserzionista Gregorio

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