La prova di One Piece World Seeker

(Bologna)ore 14:12:00 del 16/03/2019 - Categoria: , Videogames

La prova di One Piece World Seeker

L’isola sopra cui si estende questa prigione volante è stata fortemente influenzata dalla presenza di questa installazione della marina nel corso del tempo, tanto da aver generato due fazioni opposte pro e contro di essa.

 

One Piece World Seeker era riuscito ad illuderci che dall’unione di Ganbarion e One Piece sarebbe potuto uscire qualcosa di buono, o meglio, di migliore di quello che finora avevano partorito. Un’idea di fondo entusiasmante, quella di partire alla ventura prendendo le parti di Rufy, che aveva preso vita nella nostra testa, per colpa di diverse congiunzioni astrali. Prima di tutto c’era il maestro Oda alla guida della scrittura del progetto, anche se della storia fino ai recentissimi story trailer si sapeva pochissimo. A livello di gameplay quel poco che si era visto in fiera ci era piaciuto, pur dandoci a più riprese quella sensazione di incompiutezza che speravamo fosse propria dello stato di sviluppo dei lavori della demo, più che dalla visione di gioco generale. E per concludere, la promessa di una minisaga di One Piece in grado di proiettarci all’interno delle atmosfere piratesche del manga, rimaneva una delle prospettive più belle per tutti i videogiocatori che si sono affezionati nel tempo alle scorribande della ciurma di cappello di paglia. In tutta onestà, con queste premesse era facile cadere nella tentazione dell’hype.

Non è per un caso se anni dopo l’inizio della pubblicazione del manga, siamo ancora qui a leggere gli albi di Rufy, Zoro, Sanji, Nami e compagnia, alla ricerca di One Piece, che rischia di fare la fine dei tartari. E sperare che per una volta potesse esistere un capitolo videoludico finalmente degno di questa eredità, era un dovere, ancora prima che un diritto, di tutti i fan.  Nella categoria di fan rientro anch’io, e sarà difficile durante la recensione riunire l’anima dicotomizzata tra la parte che vorrebbe trovare solo il bello che questo capitolo ha da dare e quella più oggettiva e pacata dettata dal ruolo di recensore, che potrebbe perdersi in tecnicismi e sminuire il punto di partenza fondamentale, ovvero che One Piece è pur sempre One Piece.


Ma torniamo a noi e al nostro One Piece World Seeker

Le basi narrative

Tutto ha inizio con Rufy che cade dal cielo, da una prigione celeste che si dice custodisca un bottino che ai pirati della ciurma di cappello di paglia fa tanta gola. L’isola sopra cui si estende questa prigione volante è stata fortemente influenzata dalla presenza di questa installazione della marina nel corso del tempo, tanto da aver generato due fazioni opposte pro e contro di essa. Dall’essere un’isola prospera, anche grazie alle attività minerarie su cui si reggeva tutta l’economia, è diventata così una terra di scontri e di dissidi. Da questa situazione che fa da sfondo a tutta l’avventura, si dipana una trama incentrata sulle figure originali di One Piece World Seeker, Jeanne e Isaac, e che porterà a raccolta pirati e, soprattutto marine, presi a piene mani da quelli che abbiamo conosciuto negli anni di militanza in fumetteria.

Nonostante la guida di Oda, però, dobbiamo ammettere che la trama è l’elemento più debole del titolo. Oltre a essere estremamente banale (e ringrazieremmo il cielo fosse solo questo il problema ), è statica e monotona. Cerca di giustificare con estrema goffaggine la presenza di antagonisti stranoti e di altissima levatura della serie, ma non riesce nemmeno a dare il giusto peso alla ciurma che viene appena investita da un ruolo secondario che non le pertiene. In poche parole, la profondità narrativa del gioco si ferma a quella di Rufy che ingenuamente dev’essere l’eroe di tutti, perché sostanzialmente lui è fatto così.

Molte sequenze si risolvono con un paio di scontri obbligatori della durata di poche decine di secondi, e vari minuti di corse e arrampicate, sterili e ripetitive. Nel mezzo, si raccoglie qualche oggetto per il crafting (meccanica utile a creare oggetti da equipaggiare per potenziare le poche statistiche di Rufy, ma molto meno rilevante di quanto possa sembrare, vista la sovrabbondanza di punti di raccolta) e si elimina qualche avversario stazionato nella mappa.

[foto3]

One Piece: World Seeker, come abbiamo infatti detto inizialmente, è un action con meccaniche da gioco di ruolo. Rufy è in grado di utilizzare due modalità di combattimento differenti: osservazione e armatura. La prima è incentrata sulla velocità, con tanti colpi deboli. La seconda, invece, predilige pochi attacchi potenti e ampio raggio, donando al tempo stesso una maggiore resistenza alle offensive corpo a copro. È poi possibile schivare (o parare, se siamo in “armatura”), “sparare” i pugni, mirando come in un TPS, per stordire e infliggere critici e, infine, attivare tutta una serie di attacchi speciali, previo caricamento di una barra apposita. Infine, è possibile agire furtivamente, per eliminare gli avversari in un colpo e in silenzio, se non si viene avvistati.

Sulla carta, quindi, One Piece: World Seeker propone una discreta varietà: purtroppo il sistema si rivela abbastanza legnoso e poco reattivo. I tempi di recupero delle animazioni (anche nella modalità veloce “osservazione”) sono lunghi e dopo ogni colpo, per almeno mezzo secondo, perderemo il controllo del personaggio, bloccando inutilmente l’azione: mosse come la schivata o la parata vanno di conseguenza usate preventivamente e non come reazione a un attacco nemico (sopratutto dopo aver acquisito l’abilità che attiva un rallentamento in caso di azione perfetta). La verità, però, è che l’IA dei nemici comuni è poco aggressiva e, a difficoltà normale, subire qualche colpo non ha alcuna ripercussione, visti i danni limitati: conviene allora pestare sul tasto quadrato con forza, per eseguire ancora e ancora la solita combo da tre colpi, senza preoccuparsi nemmeno di cambiare stile, visto che ciò pretende che il personaggio sia immobile, con conseguente spezzamento del ritmo dei combattimenti.

Alzare il livello di difficoltà, purtroppo, non è una soluzione: la prima fase di gioco risulta di una facilità disarmante anche al livello massimo, mentre nella seconda e nella terza si subiscono una quantità di danni esagerata, rendendo gli scontri frustranti, visto il poco controllo che abbiamo. Aggiungiamo che vari boss sono in grado di allontanarsi da noi istantaneamente, per impedirci di infliggere molti colpi di fila: ciò rende gli scontri caotici poiché la telecamera, anche con lock on attivo, non segue i nemici. One Piece: World Seeker si rivela meno profondo e vario rispetto a un musou, a conti fatti, visto che faticheremo ad attivare anche gli attacchi speciali, unico vero momento di spettacolarità. Gli avversari, inoltre, sono praticamente divisibili in due categorie: dalla distanza e ravvicinati; non aspettatevi varietà in questo senso.

Ciò che rimane è la pedante ricerca di tesori e punti dove raccogliere risorse, all’interno di una mappa non molto grande, ma comunque povera di contenuti e luoghi interessanti da esplorare. Ci sono poi le missioni secondarie in puro stile fetch quest. Queste ultime, al pari delle principali, donano una notevole quantità di Punti Abilità, utili ad acquisire nuove mosse attive o potenziamenti passivi (consigliamo di dare priorità a quelle legate al movimento, per navigare nella mappa con più facilità e risparmiarsi minuti e minuti di scarpinate). Piccola nota: i nemici donano una quantità di Punti Abilità estremamente bassa (e non lo fanno sempre), sconfiggerli è quindi quasi inutile, se non per ottenere oggetti che possono però essere recuperati anche nella mappa.

Ogni azione, in ogni caso, fa brodo (per quanto allungato). One Piece: World Seeker propone un sistema di karma, ovvero un punteggio legato a molteplici fazioni: l’apprezzamento di queste aumenterà man mano che completeremo determinate secondarie o elimineremo certe tipologie di nemici. A cosa serve massimizzare il karma di una fazione? A sbloccare una missione dedicata: l’occasione di vedere ancora una volta da vicino uno dei personaggi creati da Eiichirō Oda potrebbe essere sufficiente per convincere un fan a dedicarsi alle ripetitive attività del gioco

 

Inserzionista Gregorio

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