La prova di Observation

(Genova)ore 13:46:00 del 27/05/2019 - Categoria: , Videogames

La prova di Observation

In questa scelta di design risiede l'originalità della produzione, che riesce a discostarsi almeno parzialmente da qualsiasi altra avventura con cui condivide istanze e tematiche.

 

RECENSIONE OBSERVATION - Dalle classiche e geniali penne di Mary Shelley ed Isaac Asimov, attraverso la visionaria tecnica registica di Stanley Kubrick e passando per il retrofuturismo noir del maestro Ridley Scott, il tema dell'intelligenza artificiale e del rapporto uomo-macchina è una costante nel panorama culturale sci-fi. Filosofia, scienze e letteratura si sono interrogate per secoli sulla natura del dualismo emotività-razionalità, portandolo sino ai giorni nostri e trasponendolo nella crossmedialità di un genere che forse più di ogni altro ha saputo coniugare i concetti di intrattenimento e cultura.

Ultimo all'anagrafe, anche il medium videoludico ha avuto diverse occasioni per reinterpretare efficacemente la fantascienza, utilizzando anche stilemi e mezzi propri. Ecco, dunque, che l'avvento di un'ennesima space opera a tinte thriller-horror non stupisce, andando ad arricchire un già vasto catalogo. Basti pensare ai vari Dead Space, Prey, Soma, Observer, Alien Isolation, The Persistence - e certamente ne sto dimenticando qualcuno. Ebbene, Observation si rivela l'ennesima prova di quanto gli strumenti del videogioco siano imprevedibili, efficaci, unici e maturi, persino nel tratteggio di tematiche ed universi piuttosto classici ed inflazionati.

L'avventura sfoggia un incisivo connubio tra interattività, prospettiva narrativa, atmosfera e solerzia tecnica. Le firme, del resto, non sono propriamente anonime. Dopo quel gioiellino che risponde al nome di Stories Untold, siamo arrivati piuttosto fiduciosi al confronto con Observation, consci delle indiscusse capacità degli scozzesi di No Code. La mente del fondatore dello studio Jon McKellan alle prese nuovamente con ambientazioni spaziali dopo l'ottimo lavoro svolto in Alien Isolation, così come l'interesse di Devolver Digital, inoltre, sono stati ulteriori indici di innalzamento dell'aspettativa. Aspettativa che non è stata disattesa.

Su aperta e dichiarata ispirazione a 2001: Odissea nello spazio, la vicenda di Observation ci vede inusuali ed inediti protagonisti di misteriose vicende che investono l'omonima stazione spaziale in un futuro non troppo lontano. Il giocatore non sarà all'interno della stazione, come la comprimaria dottoressa Emma Fisher, bensì sarà esso stesso la stazione. Alias SAM (System, Administration and Maintenance), l'intelligenza artificiale a comando dell'intera struttura e delle sue funzioni, al pari del prototipo HAL 9000 della celebre pellicola di Kubrick. In questa scelta di design risiede l'originalità della produzione, che riesce a discostarsi almeno parzialmente da qualsiasi altra avventura con cui condivide istanze e tematiche. Gli occhi del giocatore diventano le telecamere della stazione, attraverso le quali dovremo trovare la giusta prospettiva per interagire con gli elementi dello scenario.

La prospettiva è così ribaltata, possiamo gestire le telecamere, azionare i portelli e guidare delle sfere per attraversare i sinistri anfratti della stazione; non siamo osservatori passivi eppure la dottoressa Fisher sfugge al nostro diretto controllo, vorremmo uscire dagli schermi per cercare di mettere assieme i tasselli di un puzzle che si fa via via più criptico, ma siamo solo un essere senza corpo.

RECENSIONE OBSERVATION - C’è quasi una strana sensazione di piacevole voyeurismo e il pericolo diventa un’affascinante prospettiva che passa attraverso una magistrale gestione della regia, fatta da telecamere fisse, sequenze, tagli e inquadrature volte a valorizzare i particolari e preziosismi fatti di filtri, sinistre interferenze e segnali che mancano. Senza la stessa dinamicità, le riprese ricordano lo stile adottato in film come The Blair Witch Project, in un’attesa crescente di qualcosa che non arriva mai. Questo contribuisce a generare una costante tensione in un quadro carico di pathos, una presenza da cui è impossibile liberarsi ma che soprattutto non sfrutta inutili espedienti tanto di moda oggi, come i vuoti jump scare o visioni splatter utili solo per ottenere una manciata di view in più su Twitch.

Observation è soprattutto un titolo che vive sull’atmosfera e sul senso di impotenza che si prova nell’essere ignari spettatori: la narrazione è volutamente criptica e porta a volerne sempre di più, a ricercare i messaggi audio e i log dell’equipaggio per capire quello che è successo sulla stazione e anche cosa si nascondeva fra gli stessi membri dell’equipaggio. Si tratta di una profonda discrepanza che viene generata dall’essere allo stesso tempo un’intelligenza artificiale mera esecutrice e un essere umano in carne ed ossa, spinto dalla curiosità e dalla voglia di rifiutare gli ordini imposti per trovare nuovi indizi e informazioni nascoste.

La stessa base orbitante L.O.S.S. è uno dei fattori principali di questa equazione: le sue architetture non provengono da un futuro lontano, ma sono state sapientemente ricreate utilizzando come fonte di ispirazione l’ISS e le stesse tecnologie presenti a bordo ricalcano la loro controparte reale. Non sorprende che la cura per ogni minimo dettaglio porti la firma di Jon McKellan, fondatore di No Code e ai tempi Lead UI Artist nella realizzazione di Alien: Isolation.

Questa simil-fedeltà contestualizza con sapienza l’azione e la rende perfettamente credibile, in un aperto e affascinante contrasto con gli elementi sovrannaturali. I laptop che ruotano in assenza gravità, i bocchettoni lasciati aperti, le tute abbandonate: tutto è sospeso in un vuoto senza spiegazioni e gli effetti audio contribuiscono a generare questa sensazione di costante minaccia perennemente rimandata. Lo spazio che circonda la base alla deriva è lo sfondo perfetto, dove si sente con forza l’opprimente pressione della solitudine, spezzata dalle rare apparizioni e dai suoni metallici di un’oscura presenza. Audio e video sono in perfetto connubio e le scelte estetiche si sposano alla perfezione con il racconto, anche se le espressioni facciali di Emma e un lip sync fuori fase tradiscono i limiti di budget e hanno un effetto quasi comico che frena la tensione. Inoltre, va segnalata la presenza di passaggi contraddistinti da forti luci ad intermittenza a cui si sommano fragorosi acuti stridenti, effetti che potrebbero dare fastidio a chi soffre di determinate patologie.

RECENSIONE OBSERVATION - Observation vuole raccontare il rapporto uomo-macchina con un punto di vista ribaltato: i toni di Emma non sono sempre concilianti e gli errori commessi nella gestione dei puzzle o nei momenti critici portano la protagonista a rivolgersi in modo quasi brutale nei confronti di S.A.M. La stessa intelligenza artificiale nasconde dei segreti, in un continuo intreccio di fiducia e paura. Purtroppo questo rapporto è però imbrigliato in binari da cui è impossibile uscire e che rendono Observation un percorso già deciso a priori. Giusto un esempio: la risposta data al riconoscimento vocale della scienziata non ha alcun valore e la storia procede lungo la sua imperturbabile strada sia che venga accettata o respinta la richiesta di accesso.

Non si tratta di un caso isolato: Observation fatica a mantenere sullo stesso piano il cosa e il come. Questa contrapposizione spezza il legame tra gioco e giocatore, a cui viene richiesta una sospensione dell’incredulità forzata. La tensione sale, gli abitanti della stazione sono svaniti nel nulla e un’inquietante presenza aleggia fra laboratori e stanze: un attimo prima Emma è in preda al panico, quasi disperata e ad un passo dalla follia; un secondo dopo la si trova calma e serafica, pronta ad impartire ordini quasi come se si trattasse di un capo-officina alle prese con lavori di semplice routine. C’è insomma un’evidente incongruenza fra la situazione in cui si trova suo malgrado coinvolta la protagonista e il suo atteggiamento.

Le tinte da thriller fantascientifico vengono diluite anche dalla struttura ludica, ma in modo funzionale: presi di per sé, i puzzle necessari per bypassare i portelloni, per aggiustare la stessa stazione, per trovare le coordinate o, ancora, per attivare le fonti di energia, vivono nella giusta via di mezzo tra l’impegnativo e il non frustrante e propongono un livello di sfida adeguato. C’è anche una difficoltà crescente dettata dal pieno recupero delle doti di S.A.M e dall’accesso a sezioni sempre nuove della base. Questa calma piatta rende ancora più incisivi i pochi ma ben calibrati colpi di scena, che irrompono con prepotenza anche quando meno ce lo si aspetta.

 

Inserzionista Alberto

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