La prova di Darksiders 3

(Genova)ore 11:41:00 del 28/11/2018 - Categoria: , Videogames

La prova di Darksiders 3

Ognuno dei quattro poteri ci dà la facoltà di interagire con diversi elementi dello scenario, seguendo delle indicazioni e dei percorsi che restano sempre molto espliciti.

 

Il ritorno alla Terra devastata dall’apocalisse, in Darksiders 3, è quasi l’ideale analogia di come Gunfire Games sia tornata a lavorare sul franchise dopo il fallimento di THQ.
Quando l’anno successivo all’uscita di Darksiders 2 il colosso americano capitolò, dichiarando bancarotta, anche Vigil Games cessò di esistere; ma gran parte dei dipendenti confluì in un nuovo studio di sviluppo pronto a dimostrare che l’apprezzata serie aveva ancora molto da dire, da raccontare e da dimostrare a critica e pubblico. Dopo circa venticinque ore in un mondo dark-fantasy di grande fascino – che ci ha letteralmente risucchiati al suo interno – è piuttosto facile constatare quanto THQ Nordic sia riuscita a vincere la propria scommessa.

One way ticket to Hell…

Dopo aver vissuto le avventure di Guerra e Morte, Darksiders 3 ci presenta Furia, il terzo cavaliere dell’apocalisse. Per la prima volta nella serie, la protagonista è una figura femminile dal carattere deciso, determinato, forte, che non tentenna mai; un personaggio che ricalca dunque le caratteristiche del suo nome, con accessi iracondi, una forte tendenza alla rabbia e alla risoluzione dei problemi in modi non di certo diplomatici. E di problemi ce ne saranno molti, per Furia, per tutto l’arco di un’avventura sempre convincente e che non presenta mai dei momenti di stanca.
Quando l’Arso Consiglio la convocherà per affidargli una missione cruciale per il destino del pianeta – ossia ripristinare gli equilibri del mondo, ormai nel pieno del caos – Furia sa già che il suo ruolo sarà anche quello di dimostrare di essere la più forte tra i cavalieri. Non sarà semplice, e in tal senso Darksiders 3 dimostra di essere il più severo capitolo della serie, specialmente a difficoltà più elevate. I sette peccati capitali, assieme a delle orride creature, dominano la Terra e regnano sui resti dell’umanità.

Ognuno dei quattro poteri ci dà la facoltà di interagire con diversi elementi dello scenario, seguendo delle indicazioni e dei percorsi che restano sempre molto espliciti. Sebbene l'ottenimento delle nuove capacità stimoli di volta in volta un moderato backtracking, e conceda l'accesso a scorciatoie che risvegliano un senso di sincera meraviglia, la progressione non è mai troppo complessa e gli enigmi sono generalmente basilari.

Proprio in quelle rare volte che il team di sviluppo architetta puzzle più elaborati ci si rende conto di quanto dolorosa sia l'assenza di questa componente.

La strada intrapresa da Darksiders 3, in ogni caso, è tutt'altro che disastrosa. Gunfire Games ha deciso di puntare più che altro sul senso di esplorazione e sullo spirito d'osservazione. Disseminate nelle aree di gioco ci sono decine di stanze segrete, alcove introvabili, bozzoli da far esplodere con il giusto potere. Vista l'importanza degli oggetti che si possono raccogliere in queste zone il giocatore è invogliato a scandagliare con attenzione il mondo di gioco, pattugliando meticolosamente ogni stage, e in qualche caso finendo addirittura per incappare in boss opzionali e sfide di una complessità finalmente discreta.

C'è anche da mettere in conto che la circolarità della mappa di gioco, ben intrecciata dal team di sviluppo, è un valore di non poco conto per chi non sopporta la linearità tipica di tanti esponenti del genere. Nella parte finale dell'avventura, inoltre, un paio di zone più vaste del solito, veramente ispirate a livello scenico, riportano alla memoria alcune soluzioni dell'immortale Soul Reaver, ammaliando chiunque sia cresciuto con i grandi adventure game degli anni '90. Forse sarebbe stato meglio non abbandonare del tutto l'idea di gadget dalle funzionalità più disparate, e trovare un bilanciamento migliore fra esplorazione e risoluzione di enigmi, ma in generale non si può dire che il lavoro di Gunfire Games sia stato superficiale.

Arrivando alla componente action, Darksiders 3 si presenta con un combat system furioso, rapido e spettacolare. Le combo che possiamo eseguire con la frusta dipendono tutte dal ritmo con cui viene premuto il tasto d'attacco: con pause al momento giusto e pressioni prolungate è possibile alternare colpi ad area, fendenti circolari che travolgono tutti i nemici che circondano la protagonista, e assalti contro un singolo avversario, magari inquadrato grazie al sistema di lock.

A parte qualche battibecco con la telecamera l'azione risulta veloce e ritmata. Sbloccando le varie forme suddette si ottiene poi l'accesso ad una serie di armi secondarie, pensate per diversificare ulteriormente le strategie d'attacco. Le due catene della forma del fuoco si alternano alla lancia "fulminea" o al potente martello usato dalla forma della forza. Bisogna ammettere purtroppo che il numero degli attacchi secondari non è eccezionale, e soprattutto che il sistema non sembra valorizzarne l'utilizzo. Salvo rari casi i nemici che incontriamo non hanno debolezze elementali, e le caratteristiche delle armi, in fatto di danni e velocità, sono generalmente paragonabili tra di loro.

È chiaro che le due catene rotanti siano più rapide del grande maglio da battaglia, ma la differenza non ha un peso così rilevante nell'economia dello scontro. C'è inoltre un sistema di potenziamenti che rischia di rendere superflua la presenza delle armi aggiuntive: è infatti possibile assegnare delle rune ai singoli strumenti, e una di queste (opportunamente potenziata) permette di recuperare notevoli quantità di energia ad ogni colpo inflitto.

Una volta applicata alla propria arma preferita, questa runa "disinnesca" la potenziale varietà del combat system, rendendo molto meno utili tutte le altre armi. Le battaglie, per fortuna, sono tutt'altro che passive e richiedono un buon grado di partecipazione, se non altro per schivare gli attacchi dei nemici, inferociti almeno quanto la protagonista. Una schivata al momento giusto, oltre a rallentare per un attimo l'azione, ci dà l'opportunità di sferrare contrattacchi dalla potenza devastante. D'altro canto i danni inferti dagli avversari tendono ad essere ingenti, e avanzare a testa bassa resta una soluzione fortemente sconsigliata. Per accentuare ulteriormente l'importanza delle schivate e valorizzare al meglio le doti di un combat system altrimenti molto regolare, il suggerimento resta quello di affrontare l'avventura ad un livello di difficoltà leggermente superiore a quello di base.

A chiudere le possibilità belliche di Furia, in ogni caso, troviamo sia la possibilità di eseguire speciali colpi "collerici" dopo aver riempito l'apposita barra (ciascuna forma ha attacchi specifici), sia la capacità di scatenare distruzione su larga scala risvegliando il potere del caos che alberga dentro la protagonista: due meccaniche che permettono di togliersi d'impaccio dalle situazioni disperate.

 

Inserzionista Gregorio

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