La prova di Code Vein

(Bari)ore 23:46:00 del 13/05/2019 - Categoria: , Videogames

La prova di Code Vein

Ricapitoliamo dunque la storia. Code Vein ci porta in un mondo post-apocalittico in cui i Vein, esseri spettrali assimilabili alla natura dei vampiri, vivono in una comunità di cacciatori, alla ricerca dei Blood Beeds. Queste ampolle di sangue umano che c

ANTEPRIMA CODE VEIN - Dopo il rinvio si è saputo poco o nulla di Code Vein; le ultime dichiarazioni ufficiali sullo sviluppo risalivano a luglio 2018. Sono passati 8 mesi e lo stato dei lavori era ormai in quella fase in cui non si sapeva bene dove stesse andando a parare oppure se SHIFT fosse rimasta in silenzio per uno sviluppo dietro le quinte in attesa di un’imminente dichiarazione ufficiale.

Siamo arrivati a maggio 2019 e finalmente il momento del ragguaglio sui lavori è arrivato, assieme a una provvidenziale quanto inaspettata prova del gioco. Secondo quanto ci è stato riportato, e chiudendo la porta agli allarmismi, il tempo dietro al titolo è stato necessario per riprendere in mano il risultato raggiunto e ribaltarlo al punto da dargli una veste rinnovata.

ANTEPRIMA CODE VEIN - L’atteggiamento non è insolito per Bandai Namco. L’azienda nipponica ultimamente preferisce fermarsi, dare fiato allo sviluppo di un videogioco e arrivare così a un sudato risultato piuttosto che a un fallimento. In questo modo é difficile che un brand soffra mai sotto i colpi di un capitolo mal riuscito, con lo svantaggio di un’attesa maggiore da parte dei fan fino all’uscita.

Il rinvio risulta ancora più necessario di fronte a una nuova IP come Code Vein, che aveva anche avuto il coraggio di fregiarsi del titolo di Souls-Like. I rappresentanti di questo sottogenere spesso ambiscono non solo ad emulare la struttura della serie From Software, ma anche imitarne la qualità, per evitare di affrontare un confronto che lo riporterebbe eccessivamente sconfitto, come per altri emuli capitò in passato.

ANTEPRIMA CODE VEIN -Ricapitolando Code Vein

Ricapitoliamo dunque la storia. Code Vein ci porta in un mondo post-apocalittico in cui i Vein, esseri spettrali assimilabili alla natura dei vampiri, vivono in una comunità di cacciatori, alla ricerca dei Blood Beeds. Queste ampolle di sangue umano che crescono sugli alberi mistici disposti sulla mappa impediscono ai Vein di diventare Perduti: una degenerazione mostruosa e incontrollabile di questa forma.

Inizia così la nostra avventura con il gioco, proprio dal tutorial. C’è qualcosa che non va nel nostro codice sanguigno. I Vein, infatti, hanno tracciato nel proprio DNA una caratteristica che ne definisce la classe, ma il protagonista no. La caratteristica è molto rara e ha poteri incommensurabili. I Code Vein possono cambiare classe a piacimento utilizzando la cifra dei campioni di sangue a disposizione, ma possono anche far rifiorire gli alberi secchi di cui sopra con nuovi Blood Beeds. Nella fase di corruzione del codice, anche la memoria finisce con il rovinarsi, e ci troviamo nel mondo, ovviamente muti, come da tradizione ruolistica nipponica, da una parte alla ricerca della sopravvivenza e dall’altra alla scoperta di ciò che è accaduto. Ad aiutarci troviamo una ragazza, anche lei priva di memoria, ma maggiormente consapevole del mondo in cui vive. In pochi minuti veniamo catturati da un gruppo di Vein al servizio di un tale Silva, nemico dell’avventura, per poi essere buttati in un primissimo dungeon, con tanto di boss finale.

Le gerarchie non sono ancora chiare ma come in ogni società c’è un vertice al potere e una base che può soltanto sottostare agli ordini: nello specifico, raccogliere le Perle di Sangue, fonte di sostentamento e sopravvivenza prodotta da particolari alberi che escono dal terreno. Dal basso di questa catena alimentare comincia anche il nostro neonato protagonista, muto come la tradizione vuole e altrettanto tradizionalmente destinato a essere qualcosa di più di un semplice Redivivo. Essendo un JRPG, Code Vein mette a disposizione un editor dei personaggi che abbiamo trovato decisamente profondo rispetto alla media, persino più di God Eater 3: dopo aver selezionato il sesso del nostro personaggio, il gioco ci mette a disposizione sia dei preset che, anche in questo caso, si dimostrano ben realizzati a confronto di quanto spesso ci è capitato di vedere ma anche piuttosto diversificati fra loro; ne abbiamo contati circa trenta sia per i personaggi maschili sia per quelli femminili. Se non volete spendere ore e ore a creare un eroe ex novo, potete cominciare da una delle valide basi offerte e aggiungere il vostro tocco

Lo stesso tutorial, totalmente assente nelle precedenti demo, si prende il giusto tempo per spiegarci un sistema di combattimento che si ispira ai soulslike ma non si limita a esserne una copia carbone dimostrandosi anzi particolarmente stratificato. Non entreremo troppo nel dettaglio, rimandando osservazioni più approfondite per la recensione, ma di base la nostra condizione di Redivivo speciale (qualunque essa sia) permette il passaggio da una classe all’altra a piacere selezionandola dal menu di gioco e sostituendola con quella attuale: non sappiamo quante siano in realtà, solo nella demo ne abbiamo ottenute sei tutte diverse fra loro. Dal Berserker al Ranger, dal Caster al Fighter, ciascuna di queste influenza il rendimento e le statistiche ma la versatilità del nostro personaggio ci permette con un po’ di pratica di passare dall’una all’altra, se non nel bel mezzo del combattimento, durante l’esplorazione e in generale nelle fasi più “tranquille” di gioco per far fronte ai numerosi tipi di nemici che cercheranno di eliminarci. Ogni classe ha anche delle restrizioni in termini di armi ed equipaggiamenti che si possono utilizzare, questo però ci deve spingere a sbarazzarci di quelle che riteniamo inutili perché potrebbero rivelarsi invece essenziali in futuro.

Inserzionista Gerardo

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