La prova di Ancestors The Humankind Odyssey

(Milano)ore 18:32:00 del 03/09/2019 - Categoria: , Videogames

La prova di Ancestors The Humankind Odyssey

Avanzare alla fase successiva è un compito arduo, non è raro veder sterminata la propria stirpe e in un certo senso Désilets&Co. ci vogliono ricordare con il loro lavoro quanto sia stata dura la strada che ci ha portati sin qui.

 

ANCESTORS THE HUMANKIND ODYSSEY RECENSIONE - Ancestors: The Humankind Odyssey è l’ultimo, ambizioso progetto di Patrice Désilets, game designer noto principalmente per il primo Assassin’s Creed e per 1666 Amsterdam. Si tratta, insomma, di un autore di caratura internazionale, sebbene forse più concentrato sull’elemento narrativo che pratico dell’opera (ed in tal senso il primo Assassin’s Creed è un esempio palese, avendo dato il via ad una delle serie più famose di sempre, ma presentando alcuni elementi di gioco di grande ripetitività).

Ho approcciato il titolo con grandissimo entusiasmo, dovuto soprattutto al diffuso vociare che vedeva Ancestors come erede spirituale di Spore.

Spore fu per il sottoscritto un’idea esplosiva, una rottura sistemica, purtroppo funestata da problemi di sviluppo e continui rimaneggiamenti, che portarono ad un gioco monco rispetto alle aspettative. A questo punto, però, è bene mettere subito in chiaro che le voci di corridoio si sono rivelate infondate, visto che Ancestors non si pone affatto come discendente dell’ultimo videogioco di Will Wright. Il gioco è, al contrario, un vero e proprio survival, integrato da alcuni elementi sociali e interattivi, che si concentra (ed ecco l’unico vero punto di intersezione) sul tema dell’evoluzione.

ANCESTORS THE HUMANKIND ODYSSEY RECENSIONE - In Ancestors non c’è una storia a guidare questi nostri lontani parenti verso la conquista della posizione eretta e ogni giocatore vive per questo motivo un’esperienza unica: la conoscenza, la razionalizzazione e lo sfruttamento delle tante risorse messe a disposizione da quel groviglio di alberi, fiumi e distese erbose assumono così forme e significati diversi. Il viaggio ha sì una meta finale e uno scopo, ma le tappe sono tutte da scrivere liberamente da chi impugna il pad.

ANCESTORS THE HUMANKIND ODYSSEY RECENSIONE - L’obiettivo è quello di far crescere e proliferare la propria stirpe, fino alla creazione di una proto-società. Ancestors non è un titolo veloce e lo sviluppo del clan attraverso le ere è tutto fuorché uno sprint. Avanzare alla fase successiva è un compito arduo, non è raro veder sterminata la propria stirpe e in un certo senso Désilets&Co. ci vogliono ricordare con il loro lavoro quanto sia stata dura la strada che ci ha portati sin qui. La risorsa più importante sono i piccoli, sui quali riporre le speranze di sopravvivenza che vengono aumentate dallo sviluppo neuronale – sperando che il testimone non venga perso durante la riproduzione – e anche da dai mutamenti che favoriscono l’adattamento allo scenario. Generazione dopo generazione si arriva così all’era successiva, attimi dove tirare le somme di tutte le scoperte fatte, degli “insediamenti” fondati, dei membri aggregati al gruppo o, ancora, delle conquiste ottenute.

Più facile a dirsi che a farsi. Volendo incastrare Ancestors dentro la terminologia videoludica si potrebbe parlare di un survival, con i classici bisogni primari da soddisfare come sonno, sete e fame, a cui si aggiunge poi la gestione del clan, fatta di relazioni e socialità. Accanto a questi concetti base si innestano poi tutta una serie di esigenze dettate in modo quasi brutale dal contesto. Ogni singolo elemento della giungla può nascondere un’insidia, sempre ben nascosta. C’è una bacca, la si annusa, è commestibile e la si mangia. Ma quali saranno gli effetti? Non si sa. Cercando di saltare su un ramo sono caduto nel vuoto e ora la mia povera scimmia ha un arto rotto e zoppica vistosamente.

Come posso aiutarla? Bella domanda, ma ricordo di aver visto una pianta e la mia memoria mi indica che quella potrebbe essere la soluzione. È così, sono salvo. Prendete ora questi pochi esempi ed espandeteli all’infinito, formando così una ragnatela composta di numerosi fattori da unire per elaborare la migliore soluzione alle crescenti necessità.

L’equazione è via via più complessa, tiene conto delle interazioni fra i membri del clan, della loro età – bambino, adulto, anziano – dell’utilizzo di udito e olfatto o, ancora, degli stimoli ambientali. Il compimento di queste azioni porta allo sviluppo neuronale del primate, una progressione decisamente meglio contestualizzata rispetto ad un accumulo di asettici punti esperienza in salsa RPG, qui mascherati dall’espansione di un astratto cervello. Il gameplay stesso si allarga con le nuove conoscenze e mette sul piatto possibilità che fino a qualche secondo prima non venivano nemmeno prese in considerazione, aumentando così le chance di sopravvivenza. La meraviglia per ogni scoperta si affievolisce ovviamente dopo le prime partite: questo è un difetto acuito dalle meccaniche di gioco piuttosto ripetitive, ma in ogni caso questo limite è condiviso con la maggior parte dei videogiochi ed è quindi superfluo lamentarsene più di tanto.

 

Inserzionista Gerardo

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