La prova di Abzu

(Milano)ore 11:19:00 del 03/12/2018 - Categoria: , Videogames

La prova di Abzu

È questa, in effetti, la sola interazione che avremo col gioco almeno fino ad un paio di brevi sequenze nel finale (gli ultimi venti minuti), in cui viene richiesto di passare silenziosamente davanti a delle macchine o di distruggerle nel magnifico cresce

 

Il rapporto dei videogiochi con il mare è più o meno quello che ci intrattengo io: ci vado da trent’anni tutti gli anni ma non ci siamo mai presi.

Le sezioni acquatiche non solo non sono quasi mai entrate nel cuore dei gamer, ma nel corso degli anni – vuoi per le limitazioni tecniche delle prime piattaforme che le hanno proposte, vuoi per scarsa qualità dei design  che le hanno… portate a galla – sono diventate meme e oggetto di scherno per youtuber.

E per questo la sola idea di realizzare un titolo basato esclusivamente su di esse, e giocato in esse pressoché per la sua totalità, sembrava quasi grottesca. Sembrava, almeno: fino all’arrivo nel 2016 di Abzû, da Matt Nava, art director di Flower e Journey di thatgamecompany, e dal compositore di Flow e Journey, Austin Wintory.

Piacere, Abzû

Abzû è un prodotto di natura esplorativa, che per forza di cose ha visivamente tratti in comune con Flower, con i pesci dell’oceano di fatto al posto dei fiori, ma anche con le strutture arabeggianti di Journey e i colori di Monument Valley per quanto affondi le radici nella mitologia sumera. L’esplorazione è principe e, sebbene abbia luogo in ambienti tutto sommato contenuti in termini di dimensioni, viene ricompensata in diversi modi, sia legati alla sua componente feel good che all’ottenimento come bonus di punti in cui meditare e “trasferirsi” nel corpo di un numero ragguardevole di specie marine.

Al breve girovagare per completare la propria missione, si aggiungono puzzle molto leggeri che vanno man mano arricchendosi, pur essendo telefonati a livello di difficoltà e non avendo mai l’intenzione di mettere i bastoni tra le ruote agli utenti. In tal senso, va sottolineata l’abilità, pure artistica, di mettere sempre ben in evidenza i punti che nel percorso richiedono attenzione, ora con sottili giochi di luce, ora con mezzi più appariscenti come catene legate all’inizio e alla fine di un sentiero per sbloccare un portone.

È questa, in effetti, la sola interazione che avremo col gioco almeno fino ad un paio di brevi sequenze nel finale (gli ultimi venti minuti), in cui viene richiesto di passare silenziosamente davanti a delle macchine o di distruggerle nel magnifico crescendo conclusivo. Tematicamente, siamo dalle parti della favola ambientalista, che riflette col tratto delicato e silenzioso di un Journey sulla bellezza del male e sul male che gli stiamo arrecando.

Ricordate 2001: Odissea nello Spazio? Un film semplicemente incredibile, uno dei capolavori di Stanley Kubrick. Che rapporto ha con ABZÛ? In realtà quasi nessuno se non per un particolare: l’accompagnamento musicale. In Odissea nello Spazio, la musica classica e tutta la struttura audio del film faceva da sfondo a tutta la narrazione e lo ha reso un trionfale e immortale prodotto cinematografico.

Come in Journey, anche ABZÛ punta molto sulla colonna sonora composta da Austin Wintory che ricordiamo prevalentemente per Journey. Il risultato è un intreccio sonoro riuscito e semplicemente indimenticabile, e non scherziamo dicendovi che senza la melodia celestiale e magnetica della soundtrack, il gioco perderebbe molto del suo fascino e del suo modo di raccontare la vicenda.

È tutto oro ciò che luccica? Ovviamente no. Il gioco di Giant Squid Studios è un ottimo prodotto dallo stile unico, ma su Nintendo Switch soffre di qualche rallentamento durante la modalità portatile, nulla di troppo rilevante, ma certamente fa storcere il naso durante le sessioni di gioco fuori casa. C’è comunque da specificare che il porting è davvero notevole, soprattutto considerando la mole poligonale che il gioco mette su schermo durante l’esplorazione. Visivamente, quindi, rimane un’esperienza che si avvicina molto alle versioni Ps4 e Xbox One, con una risoluzione inferiore – 720p in Dock e 540p in modalità portatile -.

 

Inserzionista Gerardo

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