Iva, dal caffe' alla birra: quanto aumentano i prezzi

(Genova)ore 19:27:00 del 22/04/2019 - Categoria: , Economia, Politica

Iva, dal caffe' alla birra: quanto aumentano i prezzi

Ecco una simulazione sui generi alimentari più comuni

Il caffé al bar passa da 90 a 93 centesimi, la pizza Margherita da 6,85 euro a 7,04 euro e lo smartphone da 799 a 828 euro. E' quanto potrebbe accadere se dovessero scattare le clausole di salvaguardia portando le aliquote Iva al rialzo. Aumenti che riguarderebbero ogni aspetto della vita quotidiana, dal cibo all'abbigliamento, dall'auto alle bollette. Ecco di seguito come potrebbero cambiare i prezzi di alcuni beni e servizi di largo consumo, secondo i calcoli effettuati dal Codacons sui rincari per il passaggio dell'Iva ridotta dal 10% al 13% e di quella ordinaria dal 22% al 26,5%

"Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi", ha sottolineato il ministro dell'Interno. "Finché il M5s sarà al governo non ci sarà nessun aumento dell'Iva, al contrario", ha spiegato invece Di Maio, evidenziando che "l'obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese. Serve la volontà politica. Noi ce l'abbiamo. Mi auguro che l'abbiano anche gli altri. Fermo restando che ci sono già soluzioni sul tavolo volte ad evitare un aumento".



"Se Tria vuole un aumento dell'Iva può passare al Pd", hanno tuonato fonti del Movimento. "Per anni il Partito democratico altro non ha fatto che alzare le tasse ai cittadini, mantenendo privilegi medievali come i vitalizi, che noi abbiamo tagliato, e molto altro".

Tria ha ribadito che "la legge di bilancio del prossimo anno continuerà, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti del ceto medio". Per l'andamento dello spread "saranno importanti i piani del governo e l'incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti che il Parlamento avrà sul Bilancio". Il Def, ha sottolineato Tria, non tiene conto dei potenziali benefici di uno spread più basso e "i rendimenti italiani sono ancora troppo alti alla luce dei fondamentali della nostra economia, nonostante il miglioramento dopo l'intesa con l'Unione europea sulla legge di bilancio".

"Governo non ha peccato di ottimismo su 2018" - Secondo il ministro "la revisione al ribasso delle stime di crescita risulta pienamente coerente con l'evoluzione della situazione economica generale" e "a dicembre era all'1% al di sotto dell'1,2% della Ue". Questo, ha detto Tria, "consente di sottolineare che il governo non ha affatto peccato di ottimismo" e che "le revisioni si sono rese progressivamente necessarie scontando l'andamento della seconda metà del 2018, inferiore ad attese che avevamo chiaramente indicato come rischi di previsione".

Da: QUI

Inserzionista Luca

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