Istat: profitti imprese ai minimi dal 20 anni. Pressione fiscale? RECORD dal 2015

(Genova)ore 19:27:00 del 29/06/2019 - Categoria: , Economia, Lavoro

Istat: profitti imprese ai minimi dal 20 anni. Pressione fiscale? RECORD dal 2015

Nei primi tre mesi del 2019, la pressione fiscale è risultata del 38,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nei primi tre mesi del 2019, la pressione fiscale è risultata del 38,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato più alto dal 2015. Lo rileva l'Istat.

In aumento, dopo i due cali consecutivi dei trimestri precedenti, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, che è cresciuto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti in termini nominali dello 0,2%.

Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

A fronte di una variazione nulla del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è anch’esso cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%. "Grazie alla frenata dell’inflazione - rileva l'istituto - il marcato recupero, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’acquisto. La risalita del reddito si è tradotta in misura molto limitata in maggiori consumi, mentre è aumentata la propensione al risparmio".

Nord Est sul podio per crescita e occupazione rispetto alla media nazionale – Nella ‘stima preliminare del pil e dell’occupazione territoriale 2018’, si legge che nel 2018 il Pilmesso a segno dall’area è stato pari al +1,4%, con una dinamicaparticolarmente vivace del settore dell’industria in senso stretto che ha registrato un +3,2%. Modesta invece la performance nel Mezzogiorno , +0,4%, nonostante il risultato positivo delle costruzioni con un +4,1%. Sul fronte occupazione il Nord-estsegna il +1,1%, +2,3% nell’industria; più contenuti i valori al Sud, nel Mezzogiorno che registra +0,7% ma con un marcato aumento nel settore dei servizi finanziari, immobiliari e professionali +3%.

Consumi e risparmi delle famiglie – Dopo due cali consecutivi, si registra però un aumento del potere d’acquisto delle famiglie, cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%.  Torna così a segnare un nuovo massimo dal 2012, ma resta ancora sotto il picco pre-crisi, toccato nel 2007 (-5,7%). Per l’istituto si tratta di “un marcato recupero” del reddito che, “grazie alla frenata dell’inflazione, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’acquisto”. I consumi delle famiglie nei primi tre mesi del 2019 sono cresciuti in termini nominali dello 0,2%, frenando su base congiunturale (erano aumentati dello 0,6% alla fine del 2018). Invece, la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari all’8,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Rapporto deficit-Pil – L’incidenza dell’indebitamento, invece, è lievemente scesa rispetto allo stesso periodo del 2018: nel primo trimestre del 2019 il rapporto tra deficit e Pil, infatti, è stato pari al 4,1%, mentre nello stesso trimestre del 2018 era al 4,2% e a 1,7% nell’ultimo trimestre 2018. L’Istat ricorda che il deficit mostra un andamento stagionale e che il confronto può essere fatto solo su base annua. Nel primo trimestre dell’anno il deficit risulta infatti sempre più alto a confronto con gli altri trimestri. Secondo l’ultimo aggiornamento, l’indebitamento era al 4,2% nel 2018, nel 2017 al 4,0%, nel 2016 al 5,2%. Quanto al saldo primario(indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (-0,9% nel primo trimestre del 2018). In questo caso quindi si rileva un peggioramento. Anche il saldo corrente è stato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,6% (-1,5% nel primo trimestre del 2018).

Zonaeuro: i rischi da Usa e Uk – L’introduzione dei dazi voluti da Trump e l’incertezza della Brexit possono “condizionare negativamente il percorso di crescita della zona euro”. In particolare, spiega l’Istat nell’European economic outlook, “un ulteriore elemento sfavorevole potrebbe riguardare l’introduzione di nuove tariffe degli Stati Uniti nei confronti delle autovetture provenienti dai paesi europei”. La crescita del Pil nell’area dell’euro dovrebbe subire un rallentamento nel secondo trimestre(+0,3%), per poi accelerare lievemente nella seconda parte dell’anno (+0,4% per entrambi i trimestri successivi).

Inserzionista Gregorio

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