Istat: 1 azienda su 3 paghera' PIU' TASSE

(Catanzaro)ore 14:36:00 del 14/11/2018 - Categoria: , Denunce, Economia

Istat: 1 azienda su 3 paghera' PIU' TASSE

Istat, Upb e Corte dei Conti molto scettici sulla legge di bilancio. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, secondo l’Istat, i trasferimenti pubblici pari a circa 9 miliardi avranno un impatto dello 0,2% sul pil

Numerosi dubbi sono stati espressi quest'oggi sulla legge di bilancio dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, Corte dei Conti e dall'Istat. Per quanto riguarda i saldi della manovra, è molto probabile che il rapporto deficit/pil sarà più alto di quanto previsto dal Governo Conte e anche le stime sulla crescita sembrano errate. "Mancano risorse per garantire un adeguato livello di servizi in comparti essenziali per la collettività”, segnalano in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato i rappresentanti delle istituzioni intervenute.

Per raggiungere l’obiettivo prefissato nella Nota di aggiornamento del Def, ovvero una crescita dell’1,2% nel 2018, sarebbe necessaria nel quarto trimestre “in termini meccanici una variazione congiunturale del Pil pari a +0,4%", ha spiegato il presidente facente funzioni dell’Istat, Maurizio Franzini. Questo però si scontra con il fatto che la crescita è stata nulla nel terzo trimestre e l’indicatore anticipatore del ciclo economico “registra un’ulteriore flessione”, prefigurando una persistente “fase di debolezza“.

Stando ai calcoli dell’Istat, i provvedimenti fiscali previsti in legge di Bilancio per le imprese generano una riduzione del debito di imposta Ires per il 7% della platea, mentre per più di un terzo le tasse aumenteranno e l’aggravio medio di imposta è pari al 2,1% in quanto l’introduzione della mini-Ires (-1,7%) non compensa gli effetti dell’abrogazione dell’Ace (+2,3%) e della mancata proroga del maxi-ammortamento (+1,5%).

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, secondo l'Istat, i trasferimenti pubblici pari a circa 9 miliardi avranno un impatto dello 0,2% sul pil. “Questa reattività potrebbe essere più elevata, e pari allo 0,3%, nel caso in cui si consideri l’impatto del reddito di cittadinanza come uno shock diretto sui consumi delle famiglie. L’effetto sul Pil  terminerebbe dopo 5 anni, quando la riduzione dell’output gap e il conseguente aumento dei prezzi annullerebbero gli effetti positivi della spesa pubblica. Gli effetti positivi di questo scenario sono raggiunti sotto l’ipotesi che nello stesso periodo non si verifichino peggioramenti delle condizioni di politica monetaria, ovvero che non ci siano aumenti dei tassi di interesse di breve termine”.

Secondo Istat, a generare problemi sarebbe la clausola relativa alla casa di proprietà. "Un problema di equità che potrebbe essere risolto in diversi modi, ed in particolare fissando soglie di accesso che tengano conto, oltre che dei diversi livelli di reddito, anche delle condizioni di godimento dell’abitazione. Quattro famiglie su 10 sotto la soglia di povertà (il 40,7%) vivono in case di proprietà, sulle quali una su 5 paga un mutuo medio di 525 euro, mentre il 15,6% in abitazioni in uso o usufrutto gratuito. Il 43,7% vive invece in affitto, quota che è particolarmente elevata nei centri metropolitani (64,1%) e nel Nord del Paese (50,6%). La spesa media effettiva per l’affitto è di 310 euro”.

"Il rallentamento congiunturale si è ulteriormente accentuato e ne risulta confermata la previsione, indicata in sede di validazione dello scenario tendenziale di una crescita dell’1,1 per cento del Pil 2018, mentre emergono ulteriori rischi al ribasso sul 2019. Secondo le stime di breve termine, la crescita del 2019 già acquisita risulterebbe pari allo 0,1 per cento, rendendo l’obiettivo dell’1,5% del Pil per il 2019 ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza. Quanto al deficit si posizionerebbe nel 2019 al 2,6%, più alto del 2,4% messo nero su bianco dal governo gialloverde anche se inferiore al 2,9% previsto dalla Commissione Ue", ha spiegato l'Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Da: QUI

Inserzionista Gerardo

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