Il BUSINESS dietro al test di ammissione a Medicina

(Trento)ore 08:13:00 del 01/09/2019 - Categoria: , Denunce, Lavoro, Sociale

Il BUSINESS dietro al test di ammissione a Medicina

IL BUSINESS DEL TEST DI AMMISSIONE A MEDICINA - Il tema della carenza dei medici di medicina generale è un tema attuale, a ridosso della gobba pensionistica, con soluzioni politiche volte a colmare quel vuoto creato dalla mala-programmazione o per meglio

IL BUSINESS DEL TEST DI AMMISSIONE A MEDICINA - Il tema della carenza dei medici di medicina generale è un tema attuale, a ridosso della gobba pensionistica, con soluzioni politiche volte a colmare quel vuoto creato dalla mala-programmazione o per meglio dire dal de-finanziamento della formazione.  Se avessimo avuto il giusto contingente di borse messe a bando, recuperando anche quelle perse come nuovo finanziamento, non saremmo arrivati evidentemente a dover inserire nel sistema formativo medici senza borsa di studio. 

L’impegno economico nel DEF 2019 è stato lo stanziamento di ulteriori 10 milioni di euro come finanziamento vincolato che andranno ad aggiungersi al già storico e vincolato finanziamento di 38.735 milioni di euro. Il totale finanziamento per la formazione dei medici di medicina generale raggiungerà il “ragguardevole” traguardo di quasi lo 0.04% in rapporto al FSN.

IL BUSINESS DEL TEST DI AMMISSIONE A MEDICINA - E mentre i colossi dei test di ammissione universitari, da Alphatest a Testbusters, hanno visto triplicare i ricavi tra manuali (acquistabili anche con il bonus cultura) e corsi di preparazione che sfiorano i 2mila euro, anche molte università pubbliche si sono attrezzate accogliendo il suggerimento del ministro. Tra le 40 circa che offrono un corso di laurea in medicina e chirurgia, molte, da Parma a Milano, hanno organizzato corsi di preparazione gratuiti, ma tante altre richiedono una quota di iscrizione. E se La Sapienza di Roma si ferma a un prezzo di 50 euro, ci sono i casi limite dell’Università di Siena che richiede 400 euro per un corso di 79 ore, e quella del Piemonte Orientale che ha una quota di iscrizione di 900 euro per 76 ore. Se tutti i 658 iscritti al test dell’ateneo piemontese dovessero seguire il corso, il ricavo sarebbe di quasi 600mila euro. Nella stessa ipotesi, a Siena si superano i 260mila euro di introiti.

IL BUSINESS DEL TEST DI AMMISSIONE A MEDICINA - Se La Sapienza di Roma si ferma a un prezzo di 50 euro, ci sono i casi limite dell’Università di Siena che richiede 400 euro, e quella del Piemonte Orientale che ha una quota di iscrizione di 900 euro

«Il test richiede una preparazione specifica sia per la forma a risposta multipla sia per le materie che non vengono studiate da tutti», commenta Grassucci. «Se anche il ministro ammette che una preparazione supplementare è necessaria, questo significa che serve un cambio radicale del paradigma di selezione. Altrimenti, chi può spendere di più fa i corsi di preparazione o si affida alle ripetizioni private ed è facilitato rispetto a chi non può permetterselo». Se poi a questo si aggiunge che molti finiscono per studiare medicina fuori dalla propria regione e che per fare i test devono affrontare costi di viaggio, vitto e alloggio, il risultato è che non tutti quelli che sognano di indossare il camice bianco hanno le stesse possibilità di partenza. Con ragazzi che finiscono per perdere molti anni, provando il test anche tre o quattro volte.

Senza dimenticare la tassa di iscrizione al test. Gli atenei, di per sé, oltre a mettere a disposizione le aule dove fare il test e garantire il buon funzionamento della prova, non devono far altro. Il test è nazionale, preparato e corretto dal Miur. Eppure, in nome dell’autonomia, la tassa di iscrizione può variare dai 20 ai 100 euro. Cinque volte di più. Anche tra atenei della stessa città, come accade a Milano e Napoli.

Infine, c’è tutto il capitolo dei ricorsi degli esclusi una volta pubblicate le graduatorie. Chi può, si rivolge a uno dei grandi o piccoli studi legali specializzati nei maxi ricorsi sui test, paga la parcella e spera che un cavillo possa riammetterlo. A inizio agosto, il Consiglio di Stato ha ribaltato una decisione del Tar del Lazio, ammettendo al corso di laurea in medicina 100 esclusi tra Napoli e Caserta.

«Il numero chiuso ha un senso perché permette di garantire un percorso di qualità ai ragazzi, ma un sistema di selezione fatto così dà maggiori possibilità di fare il medico solo a chi a può spendere di più, senza misurare nemmeno le attitudini psicologiche per un lavoro di questo tipo», dice Grassucci. «Occorre adottare un modello alla francese, con un anno di prova alla fine del quale sono i migliori vanno avanti. Dopo un anno, se non sei stato in grado sei fuori, non puoi ripetere il test e vieni orientato verso altri percorsi di studio».

Inserzionista Samuele

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