Guerra, Italia responsabile. Quante armi vendiamo alla Turchia

(Bologna)ore 14:31:00 del 14/10/2019 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Politica, Sociale

Guerra, Italia responsabile. Quante armi vendiamo alla Turchia

VENDIAMO ARMI ALLA TURCHIA, ITALIA RESPONSABILE DELLA GUERRA IN SIRIA - «In Italia c’è una legge, la 185/90, che vieta di vendere armi ai paesi in guerra.

VENDIAMO ARMI ALLA TURCHIA, ITALIA RESPONSABILE DELLA GUERRA IN SIRIA - «In Italia c’è una legge, la 185/90, che vieta di vendere armi ai paesi in guerra. Nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione in Turchia per 360 milioni di euro» così ieri la deputata del Partito Democratico Giuditta Pini annunciava di aver presentato assieme a Matteo Orfini e a Fausto Raciti un’interrogazione al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per chiedere di bloccare le esportazioni di armamenti non ancora consegnate e quelle future verso la Turchia.

VENDIAMO ARMI ALLA TURCHIA, ITALIA RESPONSABILE DELLA GUERRA IN SIRIA - Analoga richiesta è stata avanzata dai senatori del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri. L’escalation militare della Turchia in Siria e i bombardamenti sulle postazioni dei combattenti dell’YPG/YPJ dopo il ritiro delle forze statunitensi hanno sollevato la questione delle forniture militari ad Ankara. Norvegia e Finlandia hanno già fermato l’esportazioni di armamenti mentre la Svezia chiederà l’introduzione di un embargo UE alla vendita di armi alla Turchia nella riunione dei ministri degli esteri europei di lunedì. La Svezia – ha precisato la ministra degli esteri Ann Linde – non autorizza esportazioni di armi da combattimento alla Turchia dal 2018.

VENDIAMO ARMI ALLA TURCHIA, ITALIA RESPONSABILE DELLA GUERRA IN SIRIA - Capire quali tipologie di armamento l’Italia stia esportando verso la Turchia è decisamente complesso. Come afferma Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi (Opal Brescia) “Dal 2013 in poi anche incrociando i i dati ufficiali del Senato e del ministero degli Esteri su tutti i sistemi militari, non è più possibile capire di che armi si tratti. Ci sono solo dati complessivi e quindi è difficile sapere quale tipo di armamento è stato esportato, si può risalire soltanto alla fornitura degli ultimi anni sulle esportazioni autorizzate”. I sistemi d’arma indicati nella relazione di Camera e Senato sono generici, si parla di “armi o sistemi d’arma superiori a 12,7 mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili, aeromobili e altre apparecchiature elettroniche”. Ciò che è sicuro è che l’Italia invia armi complete, non si parla infatti di “semilavorati” ma di “bombe e missili”.

Prima del 2013 invece riuscire ad avere informazioni precise risultava più semplice, grazie alla maggior trasparenza dei documenti forniti dal governo.

Nel 2008 l’azienda di Stato AugustaWestland, poi confluita in Finmeccanica e oggi nota come Leonardo, aveva concesso all’azienda turca Tai (Turkish Aerospace Industries), una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani AW 129 Mangusta. Grazie a questa licenza la Turchia ha potuto produrre in casa l’elicottero T129 ATAK, una copia dell’elicottero da attacco italiano. Il contratto di licenza ammontava a oltre 1,2 miliardi di euro e gli elicotteri venivano realizzati completamente in Turchia, il “know-how” però era italiano.

A gennaio del 2018 le forze curdo-siriane dell’Ypg hanno denunciato attraverso i social che questi tipi di aerei turchi sarebbero stati utilizzati anche nell’operazione “Ramoscello d’ulivo” lanciata il 20 gennaio 2018 contro i curdi. Le denunce sono state raccolte e verificate da “euarms”, un progetto internazionale fondato da giornalisti investigativi di tutta Europa, che realizza inchieste sull’utilizzo di armi nel mondo. Secondo questa ricostruzione gli elicotteri erano fabbricati in Turchia ma i sistemi computerizzati di comunicazione e navigazione sarebbero stati integrati dall’azienda italiana. Il frutto dell’inchiesta è stato reso pubblico anche attraverso un video, realizzato in collaborazione con il programma Report

Inserzionista Alberto

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