Fisco: paghiamo 33 miliardi di tasse in piu' rispetto al resto UE

(Napoli)ore 16:12:00 del 09/08/2019 - Categoria: , Denunce, Economia, Politica

Fisco: paghiamo 33 miliardi di tasse in piu' rispetto al resto UE

Nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in più rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Unione Europea

PRESSIONE FISCALE, PAGHIAMO DI PIU' RISPETTO AL RESTO UE - Che la pressione fiscale in Italia fosse tra le più alte in Europa è fatto risaputo. Secondo i dati OSCE, in termini percentuali del PIL ci battono Francia, Danimarca, Svezia, Belgio e Finlandia

I cinque Paesi che ci precedono, però, hanno un PIL nazionale più basso (o uguale) del nostro, ed ecco che gli italiani diventano “per magia” la popolazione che paga il maggior ammontare di tasse in tutto il Vecchio Continente. Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, gli italiani pagano in media 33,4 miliardi di tasse in più rispetto ai cittadini degli altri 27 Paesi dell’Unione Europea. Dividendo questa cifra per i 60 milioni di italiani (circa) si scopre che ogni singolo cittadino della nostra nazione paga 552 euro in più rispetto agli altri 450 milioni di europei.

PRESSIONE FISCALE, PAGHIAMO DI PIU' RISPETTO AL RESTO UE - Una vera e propria batosta che, ogni anno, si abbatte sulle finanze delle famiglie e delle imprese italiane, costrette a fare i conti con un fisco sempre più onnipresente. Una situazione ai limiti della tollerabilità e che, secondo il coordinatore dell’Ufficio studi CGIA Paolo Zabeo, ha bisogno di una scossa immediata. Con le prossime manovre economiche e fiscali, spiega Zabeo, è necessario intervenire sulla spesa pubblica improduttiva, in modo che sia possibile ridurre di 3 o 4 punti percentuali la pressione fiscale su famiglie e imprese.

PRESSIONE FISCALE, PAGHIAMO DI PIU' RISPETTO AL RESTO UE - Il peso del Fisco sulla domanda interna

«Le troppe tasse, comunque, sono un problema non solo perché mettono a repentaglio la tenuta finanziaria di tante famiglie e altrettante imprese, ma anche poiché hanno innescato nel sistema economico dei processi viziosi molto pericolosi», sottolinea la Cgia. «Con un peso fiscale opprimente.- afferma il segretario della CGIA, Renato Mason - e una platea di servizi erogati dall’Amministrazione pubblica che negli ultimi anni è diminuita sia in termini di qualità che di quantità, la domanda interna e gli investimenti hanno subito una caduta verticale. Inoltre, è diventato sempre più difficile fare impresa, creare nuovi posti di lavoro e redistribuire la ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, altresì, l’effetto combinato tra il calo dei consumi delle famiglie e la contrazione dei prestiti bancari ha provocato molti squilibri finanziari, costringendo tantissimi lavoratori autonomi a chiudere l’attività e a cambiare mestiere».

 

 

 

L’economia in nero

E in attesa che la manovra di Bilancio 2020 chiarisca come verranno «recuperati» i 23,1 miliardi di euro necessari per evitare che dal prossimo 1° gennaio l’Iva torni ad aumentare, la CGIA ricorda che la pressione fiscale «reale» presente nel nostro Paese è di ben 6 punti superiore al dato «ufficiale». Il nostro Pil, infatti, come del resto quello di altri Paesi dell’Ue, include anche gli effetti dell’economia non osservata che, secondo le ultime stime dell’Istat, ammontano a 209 miliardi di euro all’anno. Questa «ricchezza», generata dalle attività irregolari e illegali, se da un lato non fornisce alcun contributo all’incremento delle entrate fiscali, dall’altro accresce la dimensione del Pil. «Rammentando che la pressione fiscale si ottiene dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se dalla ricchezza prodotta (ovvero dal denominatore) togliamo la componente riconducibile all’economia «in nero», il risultato del rapporto (vale a dire la pressione fiscale) in capo ai contribuenti onesti aumenta, consegnandoci un carico fiscale «reale» molto superiore a quello «ufficiale» (48 per cento anziché 42,1 per cento)», evidenzia la Cgia.

Inserzionista Luca

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