Fine del regno di Juncker, che ha distrutto l'Europa

(Roma)ore 13:48:00 del 27/10/2019 - Categoria: , Denunce, Economia, Politica

Fine del regno di Juncker, che ha distrutto l'Europa

Jean-Claude Juncker dà il suo addio ai vertici dell’Unione europea

JUNCKER DA' ADDIO ALLA SUA CARICA - Una voragine nei conti dei 28 Paesi dell’Unione europea: mille miliardi di euro all’anno, tra elusione ed evasione fiscale. Multinazionali che non pagano le imposte e smistano decine di miliardi di dollari dei loro profitti, accantonati grazie a operazioni finanziarie privilegiate in Lussemburgo, verso altri paradisi rigorosamente “tax free”. Stati membri dell’Unione che si fanno concorrenza sleale sulle tasse. È disastroso il bilancio che sta lasciando Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, nonché ex padre-padrone del Granducato, mentre imbocca l’ultimo anno del suo mandato, in scadenza dopo le elezioni del 2019: il suo viale del tramonto.

Ormai ogni giorno il numero uno della Ue deve incrociare i ferri con populisti e sovranisti, pronti a sfidare regole, limiti e vincoli europei. In Italia ad attaccarlo è soprattutto Matteo Salvini, con un avvertimento: «Pensi al suo paradiso fiscale in Lussemburgo». Dove Juncker è stato presidente del Consiglio dal 1995 al 2013 e, già prima, più volte ministro delle Finanze, esordendo con il primo incarico politico nel 1982, ad appena 28 anni. Ed è proprio il Lussemburgo il vero nodo del caso Juncker, di cui ora approfittano i nemici dell’Europa. Il nodo di un paese fondatore della Ue che spinge i ricchissimi a eludere le tasse.

JUNCKER DA' ADDIO ALLA SUA CARICA - Ebbene, se oggi Juncker vedesse l’Europa lasciata da lui come da Donald Tusk e dai vari commissari che hanno tenuto le redini dell’Unione, potrebbe vedere esattamente l’opposto di quanto detto nella fredda aula di Strasburgo. Non è vero che alla Grecia è stata restituita la dignità perduta, perché Atene è stata costretta a piegarsi alle volontà non del suo popolo ma di un’Europa che non poteva permettersi una sconfitta come quella del default greco. I greci hanno mostrato una dignità estrema nel sopportare il costo delle lacrime e sangue imposte dalla Troika e da una classe politica che prima ha gonfiato le aspettative elleniche per poi far piombare il Paese nella crisi e nelle svendite. Ma nessuno, in Europa, ha fatto nulla per evitarlo. Tanto che lui stesso chiese scusa pubblicamente per come era stata trattata la nazione. Quindi è impossibile assolverlo sulla Grecia così come è assurda la sua auto-assoluzione. Perché quella greca non è stata affatto una sua vittoria.

JUNCKER DA' ADDIO ALLA SUA CARICA - Così come non è stata una sua vittoria quella della soluzione al problema migratorio con un bilancio che, a suo dire, ha fatto sì che nel Mediterraneo si salvassero “760mila persone”. Una frase che bisognerebbe portare alla prova del fact-chaking sui numeri. Ma anche se non si prendono come riferimento le cifre, come può Juncker parlare di un bilancio positivo per ciò che riguarda il fenomeno migratorio in Europa? Come può pensarlo nel momento in cui le rotte dell’immigrazione sono state aperte con un afflusso enorme di persone da tutte le frontiere esterne dell’Europa e chiuse solo grazie o ai suoi nemici, i sovranisti, o al pagamento di miliardi verso quella stessa Turchia che oggi invase la Siria e dà il via libera ai massacri. E come può parlare di successo quando l’Area Schengen è ormai un lontano ricordo per molti Paesi dell’Europa centrale e quando nessun Paese mediterraneo riesce a sentirsi al sicuro da una possibile ondata migratoria se non facendo tutto da solo? Incredibile solo pensare che questa commissione guidata da Juncker abbia potuto ottenere un bilancio positivo.

Bilancio che non è positivo nemmeno dal punto di vista politico. L’Unione di Jean-Claude Juncker e dei suoi commissari è stata quella che ha trasformato il continente in una vera e propria rappresentazione degli interessi di Francia e Germania. Niente di più, niente di meno. Juncker ha fatto gli interesse dell’asse franco-tedesco con alcune piccole divagazioni in base agli interessi del suo Paese (il piccolo ma ricco Lussemburgo) e dei partiti europei che l’hanno appoggiato. Non c’è stata l’Unione europea: c’è stato l’Ue a trazione franco-tedesca che ha avuto in Berlino la sua capitale finanziaria, economica e politica e in Parigi quella diplomatica e strategica. Ed è proprio grazie a tutti i suoi errori che in Europa è esploso il fenomeno del sovranismo che era ed è prima di tutto euroscettico, così come è grazie anche a Juncker che quel “nazionalismo stupido” come l’ha definito lui stesso, ha potuto ergersi a vera stella polare di gran parte del continente: dall’Europa orientale a quella anglosassone, passando per le varie elezioni nazionali. Un’Europa che ha perso l’anima unificatrice, che ha abdicato al suo ruolo di rappresentante degli interessi europei, che ha lasciato spazio ai desiderata di Angela Merkel e Emmanuel Macron e che ha fatto di tutto per rompere con la Russia di Vladimir Putin trovando poi anche un nuovo avversario negli Stati Uniti.

Inserzionista Samuele

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