Dai migranti in Italia il 9% del PIL

(Bari)ore 14:09:00 del 14/10/2019 - Categoria: , Denunce, Economia, Lavoro

Dai migranti in Italia il 9% del PIL

Sono questi alcuni degli elementi che emergono dal nono Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione, a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi (8 ottobre) a Roma.

QUANTO LAVORANI GLI IMMIGRATI IN ITALIA - Negli ultimi anni l’Italia sta attraversando un declino demografico drammatico: crollano le nascite e aumentano gli anziani, mentre i giovani cercano fortuna all’estero. Al tempo stesso, da un decennio, il nostro Paese ha chiuso le porte agli immigrati regolari, nell’illusione che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali. Dimenticando che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti oggi in Italia rappresentano una forza vitale per il nostro paese. Sono questi alcuni degli elementi che emergono dal nono Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione, a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi (8 ottobre) a Roma.

QUANTO LAVORANI GLI IMMIGRATI IN ITALIA - Da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione. Il Rapporto evidenzia come in dieci anni il nostro Paese abbia perso quasi 500 mila cittadini (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni). Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, la Fondazione Leone Moressa stima che questa “fuga” sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di Pil). È questo, infatti, il valore aggiunto che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro Paese.

QUANTO LAVORANI GLI IMMIGRATI IN ITALIA - E mentre l’Italia è in pieno declino demografico, con gli over 65 che nel 2038 saranno un terzo della popolazione e le nascite in picchiata, da un decennio abbiamo cominciato a chiudere le porte prima, e i porti poi, agli immigrati. La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane ancora positivo (+245mila), ma la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Le prime nazionalità presenti (23% Romania, 8,4% Albania, 8% Marocco) evidenziano coma la maggior parte degli immigrati sia qui da oltre dieci anni.

In questo bacino, i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile, secondo la Fondazione Moressa, in 139 miliardi di euro, pari al 9% del Pil. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate. Il restante 60% si divide quasi equamente tra operai, artigiani, commercianti e impiegati. Il contributo economico dell’immigrazione è dato anche dagli oltre 700mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da questi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati. Il tutto con una incidenza del solo 3% sulla spesa pubblica. Numeri che fanno bene ai nostri conti e che potrebbero anche crescere se si trovasse una modalità di ingresso regolare di nuovi immigrati andando oltre la propaganda.

Inserzionista Samuele

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