Crisi di Governo? Tutte le POLTRONE che fanno gola ai parlamentari

(Aosta)ore 17:24:00 del 15/08/2019 - Categoria: , Denunce, Politica

Crisi di Governo? Tutte le POLTRONE che fanno gola ai parlamentari

CRISI DI GOVERNO TUTTE LE POLTRONE IN GIOCO - Una settantina di nomine da effettuare entro l’autunno per evitare che la governance economica del Paese vada in folle.

CRISI DI GOVERNO TUTTE LE POLTRONE IN GIOCO - Una settantina di nomine da effettuare entro l’autunno per evitare che la governance economica del Paese vada in folle. E a seguire, per il governo che verrà, la tornata delle grandi partecipate pubbliche, da Eni a Enel, passando per Poste e Leonardo, i cui vertici scadranno con l’approvazione del bilancio 2019.

CRISI DI GOVERNO TUTTE LE POLTRONE IN GIOCO - Nell’immediato le soluzioni più delicate da trovare riguardano i presidenti o gli organi direttivi di tre autorità fondamentali per la vigilanza sul sistema economico e le tutele di diritti dei cittadini: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Garante per la privacy e l’Autorità anticorruzione. Ma nelle prossime settimane bisognerà anche chiudere il dossier della governance di Inps e Inail, visto che senza l’insediamento dei consigli di amministrazione l’operatività degli organi di indirizzo politico può incontrare più di un problema. E, infine, resta da sciogliere il nodo dei rinnovi nella galassia Cdp, a partire da Sace e Ansaldo Energia.

CRISI DI GOVERNO TUTTE LE POLTRONE IN GIOCO - Oggi all’Eni c’è Claudio Descalzi. Nominato da Matteo Renzi, era il successore designato da Paolo Scaroni, già a capo dell’Enel e poi dell’Eni in epoca berlusconiana, che ora si è avvicinato a Salvini (in una intervista al Foglio una settimana fa ha spiegato come e perché il capo della Lega doveva rompere con il M5S). Il suo parere sarà, dunque, influente. Descalzi ha ben gestito l’azienda in questi cinque anni, ma è appesantito da una serie di inchieste giudiziarie per corruzione internazionale. Non solo. Ultimamente anche l’Eni è stata invischiata nel Russiagate all’italiana che coinvolge la Lega. L’azienda ha negato di aver partecipato a “operazioni volte al finanziamento di partiti politici”.

La geopolitica del gas è la partita più importante che la Russia gioca in Europa e l’Italia è da sempre un anello decisivo. I rapporti tra Putin e Berlusconi si conoscono e adesso saltano fuori anche quelli di Salvini (forse non con zar Vladimir direttamente, ma certo con il suo partito con il quale ha firmato un patto di collaborazione). È una questione estremamente delicata che può compromettere le relazioni con gli Stati Uniti. L’amministrazione Trump, anzi il presidente in persona, ha chiesto apertamente che l’Italia completi il gasdotto meridionale, chiamato Tap, grazie al quale sarà possibile bypassare la Russia da sud e ridurre la dipendenza italiana e centro-europea dal metano siberiano. Davvero un great game, un grande gioco, che coinvolge il governo italiano, ma a cascata ricade sulle aziende che controlla, dalla Snam all’Eni e persino all’Enel nelle cui centrali si bruciano gas e olio combustibile.

Anche Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel, è stato nominato da Renzi con il cui governo ha avuto un ottimo rapporto, tanto da mettere in piedi l’operazione Open Fiber per far concorrenza alla Tim messa sotto scacco da Vincent Bolloré. Ma l’Enel è davvero la gallina dalle uova d’oro, ogni anno versa al Tesoro dividendi da leccarsi le dita, nonostante un elevato indebitamento. Starace ha compiuto un cambiamento profondo puntando sulle energie rinnovabili non solo per alimentare le centrali elettriche, ma per diventare un operatore di taglia internazionale in questo campo. Difficile sostituirlo durante questa delicata transizione industriale e sarà ancor più difficile accampare motivazioni soltanto politiche, anche perché ha sempre tenuto a mantenere un profilo tecnico a tutto campo.

Può darsi che l’Anac sia un’altra sovrastruttura pubblica tutto sommato poco efficace, ma cancellarla adesso verrebbe interpretato come un segno di resa verso la criminalità organizzata e la sua influenza politica Un altro manager scelto da Renzi è il fiorentino Matteo Del Fante che guida Poste italiane, gioiellino della corona statalista, nello stesso tempo società di servizi, banca, gestore telefonico, compagnia d’assicurazione e quant’altro. Pluripremiato, cauto, prudente, si è tenuto ai margini del salvataggio grillino di Alitalia nella cui compagnia le Poste erano già state coinvolte. Anche nel suo caso, se Salvini uomo-solo-al-comando volesse sostituirlo non avrebbe francamente appigli di natura squisitamente industriale. Lo stesso vale per Terna dalla quale proviene Del Fante. Nominato nell’aprile 2017, l’amministratore delegato Luigi Ferraris ha un curriculum squisitamente professionale, e prima era stato direttore finanziario dell’Enel. La società che gestisce la rete elettrica nazionale marcia a braccetto con l’Enel verso la riconversione ambientalista e Ferraris è stato premiato nel maggio scorso come manager dell’anno.

Ma se queste sono le maggiori nomine in scadenza a primavera, ce ne sono molte di più già scadute a cominciare dall’Autorità contro la corruzione, l’Anac. Chi andrà al posto di Raffaele Cantone? Un magistrato “amico”? O magari il nuovo parlamento considererà superflua se non inutile una istituzione alla quale sono stati sottratti già molti poteri con il decreto sblocca cantieri fortemente sostenuto dalla Lega? È una questione nient’affatto secondaria, dal forte valore simbolico. Può darsi che l’Anac sia un’altra sovrastruttura pubblica tutto sommato poco efficace, ma cancellarla adesso verrebbe interpretato come un segno di resa verso la criminalità organizzata e la sua influenza politica.

È aperta anche la distribuzione del posti all’Inps, altro snodo di potere estremamente delicato

È aperta anche la distribuzione del posti all’Inps, altro snodo di potere estremamente delicato. Alla presidenza è andato Pasquale Tridico, economista grillino, che Di Maio avrebbe voluto come ministro del Lavoro se non si fosse appropriato anche di questo posto. Una vittoria secca di Salvini o anche di un centro destra coalizzato potrebbe rimetterlo in discussione. In ogni caso, il vicepresidente Adriano Morrone deve ancora passare sotto le forche caudine di Camera e Senato. Gli accordi pre-crisi prevedevano l’ingresso di Rosario De Luca (consulenti del lavoro), Gabriele Aulicino dal Ministero dell’economia e Marialuisa Gnecchi ex parlamentare Pd. C’è da dubitare che verranno rispettati.

Un altro punto interrogativo grava sulla Sace dove il posto di amministratore delegato sarebbe conteso da Marco Siracusano (Postepay) e dal consigliere Rodolfo Errore. Anche la società che assicura gli scambi con l’estero è uno snodo importante, soprattutto per un eventuale governo sovranista che vuole introdurre dazi e tariffe all’insegna di Italy First.

Inserzionista Carmine

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