Carceri italiane DISUMANE: perche' nessuno ne parla piu'?

(Potenza)ore 14:37:00 del 18/05/2019 - Categoria: , Denunce, Sociale

Carceri italiane DISUMANE: perche' nessuno ne parla piu'?

CONDIZIONI DISUMANE PER LE CARCERI ITALIANE - Delle carceri in Italia non si parla quasi più.

CONDIZIONI DISUMANE PER LE CARCERI ITALIANE - Delle carceri in Italia non si parla quasi più. Un “buco nero”, lo definisce il Garante nazionale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà, Mauro Palma, perché sugli istituti di pena e chi vi sta dentro la politica tace. Al di là di pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni, che visione abbiamo del carcere e della pena? Le segrete medievali del Nome della Rosa, della Santa Inquisizione e di altri capitoli di storia più bui fanno davvero parte del passato? La «precrimine» del film (e del romanzo) Minority Report è solo una distopia fantascientifica? Il carcere serve veramente oppure no? E il reinserimento sociale e lavorativo è possibile?

CONDIZIONI DISUMANE PER LE CARCERI ITALIANE - Mentre qualcosa si muove sul piano delle iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica – tra manifestazioni e incontri dentro e fuori le mura circondariali, libri e festival (l’VIII Premio di scrittura per detenuti, intitolato alla scrittrice siciliana Goliarda Sapienza, si conclude al Salone del libro di Torino il 9 maggio con Edoardo Albinati, Erri De Luca e Patrizion Gonnella, presidente di Antigone) – proviamo a farci un’idea dello stato delle patrie galere.

CONDIZIONI DISUMANE PER LE CARCERI ITALIANE - Al primo posto tra le criticità denunciate nella relazione tenuta al Parlamento dal Garante nazionale il 27 marzo scorso, c’è l’aumento del numero dei suicidi (64 nel 2018 rispetto ai 50 dell’anno precedente). L’età media delle persone detenute che si sono uccise è di 37 anni (la persona più giovane, che si è data la morte nella Casa circondariale di Udine, ne aveva 18, quella più anziana, nella Casa circondariale di Grosseto, 66). Dei detenuti suicidi 32 erano italiani (30 uomini e 2 donne) e 32 stranieri (30 uomini e 2 donne). Nell’anno in corso le cose non vanno meglio: nei primi tre mesi sono già 10 le persone che si sono tolte la vita, circa una a settimana.

Preoccupa poi il sovraffollamento, questione su cui tiene alta l’attenzione il mondo dell’associazionismo (Antigone e Luca Coscioni in testa), oltre che i Radicali italiani che effettuano ispezioni periodiche tra le mura degli istituti di pena. Malgrado «l’inevitabile disagio che ne discende», la crescita dei suicidi non è però ad esso correlata: la causa, a detta di Palma, va ricercata «in un clima generale che nega la soggettività alle persone detenute, diffondendo un senso di sfiducia nel riconoscimento dell’appartenenza al contesto sociale».

I LUOGHI DEL DETENERE – Si parte dai ‘luoghi del detenere’ come le celle. “Quella prevista nell’ordinamento penitenziario – spiega il rapporto – non è una ‘cella’” in quanto “la legge parla di ‘locali di soggiorno e di pernottamento’”. Nove metri quadratiper una camera singola, si calcola sulla base di una prassi amministrativa. E se nel 2015 le linee guida del Comitato per la prevenzione della tortura hanno definito uno standard minimo desiderabile di 6 metri quadri, per la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) sotto quella soglia vi è la forte presunzione di violazione dei diritti umani. Non solo: si può scendere sotto i 3 metri quadrati solo se la ‘cella’ è una camera di solo pernottamento e dove la riduzione dello spazio è compensata dalla possibilità di starne fuori, impegnati in attività ‘adeguate’. Nella sfaccettata realtà dei 191 istituti penitenziari italiani – segnala il Garante – emerge un quadro molto diverso.

DAL CORTILE AL NIDO – Il garante nazionale si è trovato più volte a visitare cortili carcerari dove l’unica attività fisica possibile è quella di andare in circolo o avanti e indietro, con “spazi limitati, servizi igienici a vista, assenza di ripari da condizioni meteo avverse”. Nelle sale per le visite dei familiari, spesso inadeguate, la dimensione privata è pressoché inesistente. E se ai minori dovrebbe essere garantito il diritto al giocoattraverso spazi adeguatamente attrezzati, questo di frequente non avviene. “Una situazione – registra il rapporto – che spinge il genitore a evitare l’accesso in istituto dei propri bambini”. Gli asili nido che per il legislatore rappresentano l’ultima scelta, in Italia sono 19: quattro strutture sono completamente inadeguate, tre non hanno un cortile attrezzato per i bambini, in due manca una ludoteca e in altre tre i locali per i colloqui sono stati definiti non idonei per bambini piccoli.

Anche le infermerie del carcere sono al di sotto degli standard. Noto il caso del carcere di Nuoro (con un reparto chiamato ‘la porcilaia’) dove è stata verificata dallo stesso Garante “la presenza di blatte e di insetti infestanti”. Poi c’è l’intercinta, lo spazio che separa le aree detentive dal muro di cinta, sempre più utilizzato “per dare un’impropria attuazione al lavoro esterno”. Sono aree sorvegliate, in cui difficilmente i detenuti possono misurarsi con nuove relazioni sociali. Poi ci sono luoghi “più opachi, sottratti a qualsiasi trasparenza, destinati a una particolare funzione che prende il sopravvento su qualsiasi considerazione di tutela della dignità di chi vi è ristretto”. È il caso della ‘Sezione filtro’ del carcere di Torino ‘Lorusso e Cutugno’, dove vengono trattenute persone sospettate di aver ingerito stupefacenti (il fenomeno dei body stuffer): sette stanze detentive prive di suppellettili e una attrezzata con il cosiddetto ‘water nautico’ e la strumentazione per l’espulsione e il prelievo degli ovuli. Per il garante le situazioni rilevate “sono inaccettabili”.

I NON LUOGHI – Nei luoghi dove viene limitata la libertà personale, si convive con diversi problemi, spesso affrontati “con una logica di sottrazione”. Alle persone si tolgono oggetti, a volte abiti. Alla stanza suppellettili, così che diventi un luogo ‘vuoto’. “Almeno nell’intenzione dichiarata, la finalità è il più delle volte protettiva” si legge nel rapporto. Ma il Garante stigmatizza l’utilizzo di celle e camere lisce nelle carceri o nei luoghi di degenza. Poi ci sono i ‘cubicoli’, diffusi in molti istituti, dove si ‘accolgono’ i nuovi arrivati prima di assegnarli a una sezione. In un istituto il Garante ne ha trovati alcuni di due metri quadrati, privi di finestre, con solo una grata a trama fitta per l’areazione, senza un campanello per le emergenze. “Persino il loro nome non è accettabile – spiega il Garante – i cubicoli delle catacombe erano camere sepolcrali. In carcere ci sono persone vive”.

QUALCHE DATO, REGIONE PER REGIONE – Nel rapporto annuale il Garante nazionale critica la “quasi riforma penitenziaria”. I tre provvedimenti che dovevano dare attuazione alla normativa, emanati il 2 ottobre 2018 dopo un iter travagliato, hanno solo parzialmente raggiunto il loro scopo. “A distanza di due anni – scrive il Garante – continua ad aumentare la popolazionedetenuta, anche se a ritmo più contenuto”. Di contro, le camere o sezioni inutilizzabili, per inagibilità o per lavori in corso, sono il 6,5% del totale. Restano casi limite: da anni ad Arezzo su 101 posti solo 17 sono disponibili, a Gorizia 24 su 57 previsti, in Sardegna il 13% dei posti è fuori uso. Una fotografia della situazione viene fornita dai garanti regionali. In Piemonte, oltre al caso della ‘sezione Filtro’, c’è la vicenda della Casa di reclusione di Alba, chiusa tre anni fa per un’epidemia di legionella e su cui non si ha, tutt’oggi, contezza di un progetto definito di recupero. InSicilia, 23 carceri e 4 istituti per minori, diverse strutture sono prive di impianti di riscaldamento e di possibilità di erogazione di acqua calda continuativa.

LA PIAGA DEI SUICIDI – In Campania, la capienza massima delle carceri è di 6.142 persone ma, al momento, i detenuti sono 7.660. A ciò va aggiunta l’endemica carenza di personale sanitario. Nel 2018 si sono verificati nove suicidi, otto morti per malattia e cinque le cui cause devono ancora essere accertare. I suicidi sono calati in Emilia Romagna (8 nel 2017, 2 nel 2018). Nel Lazio, il Garante regionale Stefano Anastasia, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, ha presentato un esposto dopo il suicidio di un detenuto del carcere di Viterbo. Sono diverse, però, le lettere inviate dai detenuti anche all’associazione Antigone e che raccontano di ‘celle lisce’, presunte violenze e continue umiliazioni. Tre suicidi in un anno e quattro inchieste aperte sulla situazione del ‘Mammagialla’. Complessivamente negli istituti penitenziari per adulti del Lazio, il tasso di affollamento è del 124%(in Italia è del 118%). In Trentino, nel carcere Spini di Gardolo, tra novembre e dicembre 2018 si sono tolti la vita due detenuti. Il 22 dicembre è scoppiata una rivolta.

Inserzionista Gerardo

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