Business migranti: la disperazione vale 445 miliardi!

(Cagliari)ore 22:34:00 del 03/09/2019 - Categoria: , Denunce, Sociale

Business migranti: la disperazione vale 445 miliardi!

Si parla spesso di come quello dell’immigrazione è, in primo luogo per le organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi della speranza, un business redditizio ed in grado di far guadagnare prestigio e potere ai gruppi che immettono nel Mediterraneo dec

IL BUSINESS MIGRANTI - È una domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti: chi finanzia i costosi viaggi della morte che spingono migliaia di disperati su imbarcazioni di fortuna, tra mille peripezie e l’incognita dell’approdo? Molti giornalisti si sono impegnati nella ricostruzione dei calvari degli emigranti per arrivare al porto di partenza, delle condizioni schiavistiche cui sono sottoposti dalla criminalità locale. Ma rimane irrisolto il tassello iniziale di queste tragiche diaspore, ossia la disponibilità di somme di denaro ragguardevoli, esorbitanti se rapportate al tenore di vita locale, per intraprendere il viaggio. Le inchieste in merito sono limitate e le nostre domande cadono nel vuoto.

Nel cercare di comprendere questo enigmatico fenomeno ci viene in aiuto uno studio condotto dalla sociologa Maryann Bylander in Cambogia tra il 2008 il 2010. Analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione si scopre una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero. Stesso nesso si riscontra in un altro Stato del Terzo Mondo, il Bangladesh, paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10.000 nel solo 2017).

IL BUSINESS MIGRANTI - E’ qui che, grazie all’appoggio di illustri sostenitori come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca Mondiale, venne creata nei primi anni ’80 la Grameen Bank, istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, Migranti africani verso l'Italiaimpossibilitate ad avere accesso al credito, con il fine “filantropico” di offrirgli un futuro migliore. I prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale, priva degli strumenti e delle possibilità di investire le somme ricevute in modo proficuo e di poterle restituire con i dovuti interessi. In men che non si dica si è venuto a creare il business dei cosiddetti “migration loans”, un affare d’oro per organizzazioni non governative come Brac (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore. Il sito istituzionale dell’organizzazione bengalese – attualmente la più grande al mondo e prima nella classifica delle cento migliori Ong secondo il “Global Journal” – nella specifica sezione “Migration loans” dichiara: «In Bangladesh, le scarse opportunità di lavoro per una popolazione in età lavorativa in crescita comportano che molti giovani, uomini e donne si trasferiscano all’estero per lavorare».



IL BUSINESS MIGRANTI - «Sebbene sia spesso un investimento che vale la pena fare, i costi iniziali per andare all’estero sono considerevoli (…) Brac offre alle persone in cerca di lavoro all’estero prestiti per emigrare, progettati per soddisfare le esigenze di finanziamento dei lavoratori migranti in modo gestibile e conveniente. Il programma di microfinanza controlla anche la validità dei contratti e dei documenti di viaggio per garantire che i clienti non siano vittime di frodi da parte di agenti non autorizzati. (…) A giugno 2016, Brac ha contribuito a finanziare 194.000 lavoratori migranti che cercano lavoro all’estero». Ma non solo; oltre a fornire i finanziamenti e l’assistenza per emigrare, l’organizzazione non governativa più grande al mondo si occupa anche di come La propaganda Bracottenere il rimborso e il pagamento del prestito. Nella stessa sezione del sito, infatti, sotto la dicitura “Prestiti di rimessa” si legge: «Brac fornisce ulteriore supporto alle famiglie dei migranti sotto forma di prestiti di rimesse. Questi prestiti sono progettati per offrire maggiore flessibilità alle famiglie che fanno affidamento sulle rimesse mensili inviate da un familiare che guadagna all’estero».

I gruppi criminali che da anni tengono in piedi questo disumano business, sono del resto molto collaudati ma hanno bisogno di ogni genere di “manovalanza”: da chi fornisce documenti falsi a chi gestisce i centri dove vengono rinchiusi i migranti, passando per coloro che materialmente devono guidare le carovane lungo il deserto o fare da guardiani alle barche preparate sulle spiagge delle partenze.

Una vera e propria rete che parte dal paese di partenza del singolo migrante, per arrivare in Libia e financo poi in Italia, dove i gruppi criminali godono di appoggi e manovalanza all’interno di alcune comunità africane.

Un’organizzazione tanto precisa quanto spietata, che si mantiene grazie a guadagni che a volte superano anche il Pil semestrale di intere regioni africane. Questo dà ai gruppi criminali la possibilità di ramificarsi anche nelle istituzioni di alcuni paesi del vecchio continente, parte dei guadagni viene infatti anche investita nella corruzione di funzionari pubblici o di addetti alle frontiere.

Ma, è la domanda a questo punto che esce fuori automaticamente, da dove arrivano questi guadagni a più zeri? La risposta risiede in primo luogo nel numero di coloro che ogni anno intraprendono i viaggi dall’Africa verso l’Europa: più migranti ovviamente ci sono, più soldi entrano nelle casse dei criminali. Ma non è soltanto il costo del viaggio in sé a permettere ai trafficanti di guadagnare: i migranti infatti sborsano, in media, circa 800 Euro a testa per percorrere la tratta dalle coste nordafricane all’Italia.

Poi vi sono i soldi che occorrono per pagare la traversata nel deserto, che costa in media dai duemila ai tremila Euro, sempre per ogni migrante. In più, tutti i servizi durante il viaggio devono essere pagati dagli stessi migranti: dal cibo da portare sul barcone, passando anche per il semplice giubbotto di salvataggio da indossare mentre si attraversa il Mediterraneo.

Ecco quindi che, complessivamente, il viaggio può arrivare a costare circa seimila Euro. Costi enormi per ogni singolo migrante, che invece per le organizzazioni criminali si traducono in ricavi altrettanto enormi.

Un business che genera un giro di soldi che appare anche sempre più semplice da gestire, in quanto le “strutture” organizzative messe in piedi dalle organizzazioni criminali sono oramai sempre più collaudate dopo tanti anni di esperienze maturate sul campo.

La tratta di migranti dall’Africa all’Europa, non genera solo soldi ma anche prestigio e potere per i cartelli che hanno in mano questo criminale affare, soprattutto in una Libia rimasta senza alcuna vera istituzione. Debellare questo business non è impossibile, ma è difficile e soprattutto non sembra in questo momento in cima alle preoccupazioni dei responsabili sia africani che europei.

Inserzionista Gregorio

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