Aumenti selettivi Iva per chi paga in contanti: come funzionano

(Campobasso)ore 12:18:00 del 04/10/2019 - Categoria: , Economia, Guide, Lavoro

Aumenti selettivi Iva per chi paga in contanti: come funzionano

AUMENTI SELETTIVI IVA - Mentre slitta l’approdo in Consiglio dei ministri della Nota di aggiornamento al Def, il governo lavora sulla lotta all’evasione fiscale e i partiti della maggioranza iniziano ad avanzare le loro richieste.

AUMENTI SELETTIVI IVA - Mentre slitta l’approdo in Consiglio dei ministri della Nota di aggiornamento al Def, il governo lavora sulla lotta all’evasione fiscale e i partiti della maggioranza iniziano ad avanzare le loro richieste.

Su tutto, un nodo da sciogliere: come abbattere il macigno di 23 miliardi di clausole Iva effetto della clausole di salvaguardia ed evitare che l’aliquota massima arrivi al 26,5% entro il 2022? La progressione delle aliquote Iva, infatti, previste dalla legge di Bilancio e dagli accordi con l’Unione europea prevede l’attuale Iva agevolata al 10% che potrebbe crescere all’11,5%, fino ad arrivare al 13%, nel 2020; un’Iva ordinaria al 22% in crescita al 24,2%.

Nel 2020, poi, crescita al 24,9%, fino al 25% dal 1° gennaio 2021. Senza misure alternative, l’attivazione della «clausole di salvaguardia» potrebbe portare l’aliquota ordinaria a toccare nel 2022 la quota record del 26,5%.

AUMENTI SELETTIVI IVA - Alla luce di tutto questo, cosa farà il governo giallorosso? Nella serata di ieri, 25 settembre, si sono rincorse varie ipotesi, tra le quali quella di riordinare le aliquote Iva, lasciando invariata solo quella ordinaria al 22% e facendo scattare aumenti selettivi per quelle agevolate.

Da Palazzo Chigi è arrivata secca la smentita: «Non è allo studio del governo nessuna ipotesi di aumenti selettivi dell’Iva». Il governo starebbe lavorando, invece, per cancellare l’aumento dell’Iva per 23 miliardi e qualsiasi anticipazione sulle modalità tuttora in via di definizione per conseguire l’obiettivo «non può che risultare infondata».
AUMENTI SELETTIVI IVA - Per quanto riguarda la quota 100, l’anticipo pensionistico introdotto dal precedente governo per chi ha almeno 62 anni d’età e 38 di contributi versati, si sta pensando a una stretta. L’obiettivo, ovviamente, è quello di risparmiare un poco disincentivando i lavoratori ad aderire alla misura. Si potrebbe intervenire sulla possibilità di ricevere compensi una volta andati in pensione: ad oggi chi sceglie la quota 100 può ricevere altri pagamenti per lavoro che non vadano oltre i 5mila euro lordi l’anno. Si potrebbe eliminare questa possibilità, riducendo a zero la soglia: chi sceglie quota 100, quindi, non potrebbe fare altro. Un disincentivo del genere potrebbe far diminuire ulteriormente il numero di domande, già ad oggi più basse del previsto.
Il punto principale di questa manovra, secondo quanto promesso dal governo, è il taglio del cuneo fiscale, ovvero delle tasse sul lavoro. Per farlo servono risorse. E non poche. Si parla di cinque miliardi. Una cifra che potrebbe bastare per un aumento del netto per chi guadagna fino a 1.500 euro. Ci dovrebbe essere comunque un limite reddituale: il taglio delle tasse e dei contributi – con una conseguente busta paga più alta – dovrebbe valere per i redditi fino a 26mila euro. Tra le ipotesi più probabili c’è quella di sostenere maggiormente i neo-assunti, quindi lavoratori tendenzialmente più giovani. I 5 miliardi necessari, spiega ancora il Messaggero, potrebbero arrivare proprio dalla rimodulazione delle aliquote Iva. C’è poi anche un’altra ipotesi allo studio, più semplice: quella di applicare un taglio immediato e forte da subito per i nuovi assunti e passare al taglio graduale del cuneo fiscale per chi ha già un contratto, con effetti quindi meno immediati.

Inserzionista Alberto

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