Apologia fascismo: possedere gadget e' reato?

(Bari)ore 21:08:00 del 18/07/2019 - Categoria: , Curiosità, Nuove Leggi

Apologia fascismo: possedere gadget e' reato?

APOLOGIA GADGET FASCISTI IN ITALIA - In Italia sta per cominciare una nuova e innovativa fase di resistenza al fascismo.

APOLOGIA GADGET FASCISTI IN ITALIA - In Italia sta per cominciare una nuova e innovativa fase di resistenza al fascismo. Poco a che vedere con la guerra civile che insanguinò il Belpaese tra il 1943 e il 1945. Stavolta non ci saranno partigiani con il fazzoletto rosso al collo e con i fucili puntati, ma le manette pronte a scattare per chiunque richiami pubblicamente la simbologia o la gestualità” del fascismo o del nazismo.

APOLOGIA GADGET FASCISTI IN ITALIA -Fino a due anni di carcere

Le pene, che si aggravano di un terzo se la propaganda sarà commessa attraverso pc e internet, vanno dai sei mesi ai due anni di reclusione. Questo prevede il ddl Fiano, che introduce nel codice penale l’art. 293-bis e che la Camera ha approvato martedì sera, uno dei primo provvedimenti discussi alla riapertura dell'aula dopo la pausa estiva. In attesa che il testo arrivi in Senato per il voto definitivo, montano le polemiche.

APOLOGIA GADGET FASCISTI IN ITALIA -Bando ai gadget nostalgici

Se non dovessero esserci modifiche, potrebbe innescarsi un giro di vite nei confronti di tutto quel mondo imprenditoriale che ruota attorno alla vendita di gadget nostalgici. Busti del Duce et similiaverrebbero banditi, dal momento che il testo afferma esplicitamente che la pena colpisce chi fa propaganda di fascismo e nazismo “anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti”.


Nell’ordinamento italiano l’apologia del fascismo è un reato introdotto nel 1952 dalla legge Scelba, allo scopo di attuare la XII disposizione transitoria della Costituzione, che recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. La legge non punisce soltanto la riorganizzazione ma anche tutti quei comportamenti che esaltano il fascismo. La norma sanziona chiunque “promuova oppure organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. La pena prevista è da cinque a dodici anni. La legge Scelba punisce inoltre chiunque “pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Anche la propaganda per la costituzione di associazioni, movimenti o gruppi per la riorganizzazione del partito fascista viene sanzionata dalla legge Scelba, nell’articolo 4.

La legittimità costituzionale della legge Scelba

Verso la legge Scelba sono state sollevate questioni di legittimità costituzionale, in particolare sul fatto che la norma negherebbe ai possibili sostenitori di una fazione politica i diritti, garantiti dalla Costituzione, di libertà associativa e di manifestazione del pensiero. In particolare, diversi esponenti del Movimento sociale italiano furono accusati, sia politicamente sia in sedi giuridiche, di questo reato. Nel 1956 fu interpellata la Corte costituzionale: la sentenza del 16 gennaio 1957 si soffermò in particolare sull’articolo 4 della legge Scelba (sull’apologia). Definendo più precisamente i contorni di quel reato, la Consulta precisò che l’apologia si realizza non semplicemente attraverso una “difesa elogiativa” del fascismo, ma attraverso una “esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista”, cioè in una "istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla riorganizzazione”. Per questo la Corte non ravvisò nell’articolo 4 della legge Scelba una violazione dell’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero.

La legge Mancino

Dopo diversi anni, è intervenuta la legge Mancino a specificare ulteriormente quanto previsto dalla legge Scelba. La legge approvata nel 1993, punisce la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, e l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. La pena prevista è la reclusione fino a tre anni per la propaganda o per chi "incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi"; mentre è da sei mesi a quattro anni per chi "incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

Inserzionista Carmine

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