Allarme Sanita': 20milioni di italiani costretti a rivolgersi al privato per accedere alle cure

(Firenze)ore 09:03:00 del 21/06/2019 - Categoria: , Denunce, Salute, Sociale

Allarme Sanita': 20milioni di italiani costretti a rivolgersi al privato per accedere alle cure

CRISI SANITARIA IN ITALIA - La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro.

CRISI SANITARIA IN ITALIA - La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro. Lo sostiene la Cgia di Mestre. La sanita' regionale piu' indebitata e' quella del Lazio, con 3,8 miliardi di euro: a seguire la Campania con 3 miliardi di euro, la Lombardia con 2,3 miliardi, la Sicilia e il Piemonte entrambe con 1,8 miliardi di euro ancora da onorare.

CRISI SANITARIA IN ITALIA - Se, invece, rapportiamo il debito alla popolazione residente, il primato spetta al Molise, con 1.735 euro pro capite. Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro pro capite e la Campania con 518 euro per ogni residente.

CRISI SANITARIA IN ITALIA - C'e' da segnalare comunque che dal 2011 il debito complessivo e' in costante calo ed e' sceso di 15 miliardi di euro (-39,7 per cento). A livello regionale le contrazioni piu' importanti si sono verificate nelle Marche (-69,5 per cento), in Campania (-55,4 per cento) e in Veneto (-51 per cento). Solo nel Molise e in Umbria la situazione e' peggiorata: nel primo caso la crescita e' stata del 39,7 per cento, mentre nel secondo caso del 57,7 per cento.
Nell’ultimo anno il 44% degli italiani si è rivolto direttamente al privato per ottenere almeno una prestazione sanitaria, senza nemmeno tentare di prenotare nel pubblico, mentre in 28 casi su 100 i cittadini – visto che i tempi d’attesa erano eccessivi o dopo aver trovato le liste chiuse – hanno scelto di effettuare le prestazioni a pagamento (il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% al Centro e il 33,2% al Sud).

I numeri dell’odissea quotidiana, per quelli che l’indagine chiama “i forzati della sanità”, sono sconfortanti: per una visita endocrinologia nel sistema sanitario pubblico si aspetta in media 128 giorni, 114 per una diabetologica, 65 per una oncologica, 58 giorni per una neurologica, 57 per una gastroenterologica, 56 per una visita oculistica. Tra gli accertamenti diagnostici, racconta il rapporto, ci sono in media 97 giorni d’attesa per una mammografia, 75 per una colonscopia, 71 per una densitometria ossea, 49 giorni per una gastroscopia.

E nell’ultimo anno il 35,8% degli italiani non è riuscito a prenotare,almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse. La spesa sanitaria privata media per famiglia ha raggiunto quota 1.437 euro. Entro fine anno le prestazioni sanitarie pagate dai cittadini, passeranno da 95 a 155 milioni. «Occorre pianificare un veloce passaggio da una sanità integrativa a disposizione di pochi (circa 14 milioni di italiani hanno una polizza sanitaria, ndr) ad una sanità integrativa diffusa, un vero e proprio welfare di cittadinanza» è l’appello diMarco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute.

Anche perché la necessità di pagare personalmente cresce in base al proprio stato di salute: per i cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50% più elevata di quella ordinaria, per i non autosufficienti è di quasi 3 volte quella ordinaria, per gli anziani il doppio. «Questo è un tema che ho fortemente cercato di risolvere e ora le Regioni hanno la possibilità di erogare la prestazioni in intramoenia o con delle convenzioni nel privato accreditato facendo pagare solo il ticket al paziente. Io direi che non ci sono più scuse, è solo un problema organizzativo » è il commento della ministra della Salute Giulia Grillo. Il riferimento è alle nuove regole contenute nel Piano nazionale sulle liste d’attesa approvato lo scorso febbraio, che ha stabilito tempi massimi per garantire le prestazioni (da 30 a 180 giorni a seconda della gravità della patologia) e che è stato pesantemente criticato dai sindacati dei medici per aver fatto i conti al netto delle risorse disponibili sul territorio, cioè sempre meno medici.

Inserzionista Luca

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